mercoledì 7 dicembre 2016

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1 QUANNO DDUJE SE VÒNNO, CIENTO NUN CE PÒNNO... Quando due si vogliono, cento non possono contrastarli... Cioè: È inutile opporsi all'amore di due persone che si amano 2 ME STAJE ABBUFFANNO 'E ZIFERE 'E VIENTO. Mi stai riempiendo di refoli di vento. Cioè: mi stai riempiendo la testa di fandonie 3 PASSA 'A VACCA... Transita la vacca. Cioè: è poverissimo. L'espressione dialettale è una corruzione dell’espressione dal latino tardo : passat vacuus, usata nelle dogane latine per indicare i carri transitanti senza merce, quindi non soggetti a balzelli. 4ÒGNE CAPA È 'NU TRIBBUNALE Ogni testa è un tribunale Cioè:ognuno decide secondo il proprio metro valutativo. 5'O PESCE FÈTE DÂ CAPA. Il pesce puzza dalla testa. Cioè: il cattivo esempio parte dall'alto. 6 PARE 'A VARCA 'E MASTU TTORE:A POPPA CUMBATTEVANO E NNUN 'O SAPEVANO A PROPRA... Sembra la barca di mastro Salvatore: a poppa combattevano e lo ignoravano a prua. Cioè:il massimo della disorganizzazione!... 7 MAZZE E PPANELLE, FANNO ‘E FIGLIE BBELLE; PANELLE SENZA MAZZE 'E FFANNO PAZZE! Busse e gustosi cibi fanno i figli belli, cibi senza percosse fanno i figli matti! - Cioè: nell'educazione dei figli occorre contemperare le maniere forti con quelle dolci. 8. CHI S'ANNAMMORA D''E CAPILLE E D''E DIENTE, S'ANNAMMORA 'E NIENTE... Chi si lascia conquistare dai capelli e dai denti, s'innamora di niente, perché capelli e denti sono beni che sfioriscono presto.. 9. CHIAGNERE CU 'A ZIZZA 'MMOCCA... Piangere con la tetta in bocca. Cioè: piangere ingiustificatamente,forse al solo scopo di scroccare un qualche beneficio sotto forma di aiuto. 10. QUANNO 'O PARENTE CORRE, 'O VICINO È GGIÀ CURRUTO. Ad litterram: quando il parente accorre, il vicino lo à già fatto. Id est: bisogna aspettarsi maggior aiuto da un vicino che da un parente, che viene a prestarti aiuto meno sollecitamente di un vicino: questo - almeno - accade in Campania dove esiste ancora la cultura del buon vicinato; per la restante parte d'Italia non è dato sapere... 11. GUÀLLERE E PPAZZE, VENENO 'E RAZZA... Ernie e pazzia sono ereditarie(non si possono eludere). 12. 'E FESSE SO' SSEMPE 'E PRIMME A SSE FÀ SÈNTERE... I fessi son sempre i primi a parlare - cioè: gli sciocchi sono sempre i primi ad esprimere un parere... 13. DICETTE PULICENELLA:'A MEGLIA MMEDICINA? VINO 'E CANTINA E PPURPETTE 'E CUCINA... Disse Pulcinella:la miglior medicina? vino vecchio e polpette fatte in casa... 14. STAMMO ASSECCANNO 'O MARE CU 'A CUCCIULELLA... Stiamo prosciugando il mare con la conchiglia. Cioè: ci siamo imbarcati in un'impresa impossibile... Espressione usata a dileggio di chi faccia le viste di starsi impegnando in qualcosa, laddove perde solo tempo. 15. ARROSTERE 'O CCASO CU 'O FUMMO D''A CANNELA. Arrostire il formaggio con il fumo di una candela - cioè:tentare di far qualcosa con mezzi inadeguati. 16. 'A MALA NUTTATA I 'A FIGLIA FEMMENA. La notte travagliata e il parto di una figlia. Cioè: Le disgrazie non vengono mai sole. Generare una donna fu ritenuto una disgrazia in quanto soggetto poco produttivo e da fornire di dote. 17. NUN TENÉ MANCO 'A CAPA 'E ZI' VICIENZO. Non aver nemmeno la testa del sig. Vincenzo. Cioè:esser poverissimo. 'a capa 'e zi' Vicienzo è la corruzione dell'espressione latina:caput sine censu ovverossia:persona senza alcun reddito, persona che pertanto non pagava tasse. 18. DICETTE MUNZIGNORE Ô CUCCHIERE:"VA' CHIANO , CA VACO 'E PRESSA!" Disse il monsignore al suo cocchiere:"Va' piano, ché ò premura!" Ossia:la fretta è una cattiva consigliera 19. CHI D’AUSTO NN’È VVESTUTO ‘NU MALANNO LL’È VENUTO Chi alla fine dell' estate non si copre bene, incorrera' in qualche malattia... Con altra valenza: se il contadino alla fine dell' estate non può contare sui proventi del lavoro primaverile, nell’autunno se ne dovrà dolere. Cioè:occorre, in ogni caso, esser sempre previdenti. 20. SENZA DENARE NUN SE CANTANO MESSE. Senza denaro non si celebrano messe cantate. Cioé: tutto à un suo prezzo. Brak

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1.'O PURPO SE COCE CU LL'ACQUA SOJA. Letteralmente: il polpo si cuoce con la propria acqua, non à bisogno di aggiunta di liquidi. Id est: Con le persone di dura cervice o cocciute è inutile sprecare tempo e parole, occorre pazientare e attendere che si convincano da sé medesime. 2. 'A GATTA, PE GGHÍ 'E PRESSA, FACETTE 'E FIGLIE CECATE. La gatta, per andar di fretta, partorí figli ciechi. La fretta è una cattiva consigliera. Bisogna sempre dar tempo al tempo, se si vuol portare a termine qualcosa in maniera esatta e confacente. 3. SI 'A MORTE TENESSE CRIANZA, ABBIASSE A CHI STA 'NNANZE. Letteralmente: Se la morte avesse educazione porterebbe via per primi chi è piú innanzi, ossia è piú vecchio... Ma, come altre volte si dice, la morte non à educazione, per cui non è possibile tenere conti sulla priorità dei decessi. 4. PURE 'E CUFFIATE VANNO 'MPARAVISO. Anche i corbellati vanno in Paradiso. Cosí vengono consolati o si autoconsolano i dileggiati prefigurando loro o auto prefigurandosi il premio eterno per ciò che son costretti a sopportare in vita. Il cuffiato è chiaramente il corbellato cioè il portatore di corbello (in arabo: quffa) 5. FÀ 'E CCOSE A CCAPA 'E 'MBRELLO. Agire a testa (manico) di ombrello. Il manico di ombrello è usato eufemisticamente in luogo di ben altre teste. La locuzione significa che si agisce con deplorevole pressappochismo, disordinatamente, grossolanamente, alla carlona. 6. CHI NUN SENTE A MMAMMA E PPATE, VA A MURÍ ADDÓ NUN È NATO... Letteralmente: chi non ascolta i genitori, finisce per morire esule. Id est: bisogna ascoltare e mettere in pratica i consigli ricevuti dai genitori e dalle persone che ti vogliono bene, per non incorrere in disavventure senza rimedio. 7 È GGHIUTA 'A MOSCA DINT' Ô VISCUVATO... Letteralmente: È finita la mosca nella Cattedrale. È l'icastico commento profferito da chi si lamenta d' un risibile asciolvere somministratogli, che non gli à tolto la fame In effetti un boccone nello stomaco, si sperde, quasi come una mosca entrata in una Cattedrale, per solito molto spaziosa ... Per traslato la locuzione è usata ogni volta che ciò che si riceve è parva res, rispetto alle attese... 8.SI 'E CCORNE FOSSENO PURTUALLE, 'A CAPA TOJA FOSSE PALERMO. Ad litteram: Se le corna fossero arance, la tua testa(che ne è molto fornita) sarebbe la città di Palermo.Icastica e colorita offesa con la quale a Napoli si suole rammentare a taluno i continui tradimenti operati dalla di lui consorte, al segno che qualora le corna fossero arance, la testa del malcapitato cui è diretta l'offesa, sarebbe la città di Palermo, zona in cui si producono estesamente saporitissime e grosse arance. 9.'O PUORCO PULITO NUN SE 'NGRASSA MAJE Ad litteram: un porco pulito non si ingrassa mai. Id est:Chi si comporta in maniera pulita e scevra di colpe, non otterrà mai grandi risultati nella propria vita, laddove per poter primeggiare - occorre spesso commetter nefandezze, come accade per il maiale che solo se vive rotolandosi nella melma del porcile, prospera e s'ingrassa. 10.'O CUONCIO ACCONCIA. Ad litteram: il condimento aggiusta. Id est: basta un buon condimento per migliorare le pietanze meno appetitose. Per traslato: ogni cosa diviene bene accetta se è presentata bene o agghindata con grazia. 11.CHI TENE 'E MMANE 'MPASTA, NUN METTE 'E DDETE 'NCULO Â GALLINA. Ad litteram: chi sta impastando, non mette le dita nel culo della gallina. Il proverbio non adombra una norma igienico - sanitaria, ma vuol significare che chi sta nel mondo degli affari deve tener sempre nascoste le proprie mosse per non appalesare ai concorrenti quali sono le sue intenzioni prossime; non deve comportarsi cioè come la contadina che - tastando il culo alle galline per accertarsi della presenza dell'uovo - dà ingenuamente a vedere a tutti ciò che le sta per accadere. 12.'O CAVALLO ZUOPPO I 'O CIUCCIO VIECCHIO, MORENO Â CASA D''O FESSO. Ad litteram: il cavallo zoppo e l'asino vecchio muoiono in casa dello sciocco. Id est: dello sciocco ognuno si approfitta; nella fattispecie allo sciocco vengono venduti il cavallo azzoppato e l'asino vecchio ormai inadatti al lavoro. 13.LL'AMICO È COMME Ô 'MBRELLO: QUANNE CHIOVE NUN 'O TRUOVE MAJE. Ad litteram: l'amico è come l'ombrello; quando piove non lo trovi mai; id est:l'amico - che nei momenti di bisogno dovrebbe essere il primo a soccorrerti- accade che, proprio allora sparisca e non si faccia trovare... 14.'A TONACA NUN FA 'O MONACO, 'A CHIERECA NUN FA 'O PREVETO, NÈ 'A VARVA FA 'O FILOSEFO. Ad litteram: la tonaca non fa un monaco, la tonsura non fa un prete né la barba fa il filosofo; id est: l'apparenza può ingannare: infatti non sono sufficienti piccoli segni esteriori per decretare la vera essenza o personalità di un uomo. 15.ME PARENO 'E CCAPE D''A VECARIA. Ad litteram: mi sembrano le teste della Vicaria. Lo si suole dire di chi è smagrito per lunga fame, al segno di averne il volto affilato e scavato quasi come le teste dei giustiziati, teste che nel 1600 venivano esposte per ammonimento infilzate su lunghe lance e tenute per giorni e giorni all'esterno dei portoni del tribunale della Vicaria, massima corte del Reame di Napoli. 16.ARIA NETTA NUN AVE PAURA 'E TRONNELE. Ad litteram: aria pulita non teme i tuoni; infatti quando l'aria è tersa e priva di nuvole, i tuoni che si dovessero udire non sono annunzio di temporale. Per traslato: l'uomo che à la coscienza pulita non teme che possa ricevere danno dalle sue azioni, che - improntate al bene - non potranno portare conseguenze negative . 17.ASCÌ DÂ VOCCA D’ 'E CANE E FFERNÌ 'MMOCCA Ê LUPE Ad litteram: scampare dalla bocca dei cani e finire in quella dei lupi. Maniera un po' piú drammatica di rendere l'italiano: cader dalla padella nella brace: essere azzannati da un cane è cosa bruttissima, ma finire nella bocca ben piú vorace di un lupo, è cosa ben peggiore. 18.RROBBA 'E MANGIATORIO, NUN SE PORTA A CCUNFESSORIO. Ad litteram: faccende inerenti il cibarsi, non vanno riferite in confessione. Id est: il peccato di gola... non è da ritenersi un peccato, a malgrado che la gola sia uno dei vizi capitali, il popolo napoletano, atavicamente perseguitato dalla fame, non si riesce a comprendere come sia possibile ritenere peccato lo sfamarsi anche lautamente... ed in maniera eccessiva. 19.CU LL'EVERA MOLLA, OGNUNO S'ANNETTA 'O CULO. Ad litteram: con l'erba tenera, ognuno si pulisce il sedere; per traslato: chi è privo di forza morale o di carattere non è tenuto in nessuna considerazione , anzi di lui ci si approfitta, delegandogli persino i compiti piú ingrati 20.T'AMMERETAVE 'A CROCE GGIÀ 'A PARICCHIO.. Ad litteram: avresti meritato lo croce già da parecchio tempo. A Napoli, la locuzione in epigrafe è usata per prendersi gioco di coloro che, ottenuta la croce di cavaliere o di commendatore, montano in superbia e si gloriano eccessivamente per il traguardo raggiunto; ebbene a costoro, con la locuzione in epigrafe, si vuol rammentare che ben altra croce e già da gran tempo, avrebbero meritato intendendendo che li si ritiene malfattori, delinquenti, masnadieri tali da meritare il supplizio della crocefissione quella cui, temporibus illis, erano condannati tutti i ladroni... Brak

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1 CHI FRAVECA E SFRAVECA, NUN PERDE MAJE TIEMPO. Chi fa e disfa, non perde mai tempo. La locuzione da intendersi in senso antifrastico, si usa a commento delle inutili opere di taluni, che non portano mai a compimento le cose che cominciano, di talché il loro comportamento si traduce in una perdita di tempo non finalizzata a nulla. 2 'A SCIORTA D' 'O PIECORO: NASCETTE CURNUTO E MURETTE SCANNATO... Letteralmente: la cattiva fortuna del becco: nacque con le corna e morí squartato. La locuzione è usata quando si voglia sottolineare l'estrema malasorte di qualcuno che viene paragonato al maschio della pecora che oltre ad esser destinato alla fine tragica della sgozzatura deve portare anche il peso fisico e/o morale delle corna. 3 Ė FFERNUTA 'A ZEZZENELLA! Letteralmente: è terminata - cioè s'è svuotata - la mammella. Id est: è finito il tempo delle vacche grasse, si appressano tempi grami! 4 Ė MMUORTO 'ALIFANTE! Letteralmente: E' morto l'elefante! Id est: Scendi dal tuo cavallo bianco, è venuto meno il motivo del tuo sussieguo, della tua importanza, non conti piú nulla. La locuzione, usata nei confronti di chi continua a darsi arie ed importanza pur essendo venute meno le ragioni di un suo inutile atteggiamento di comando e/o sussieguo , si ricollega ad un fatto accaduto sotto il Re Carlo di Borbone al quale, nel 1742, il Sultano della Turchia regalò un elefante che venne esposto nei giardini reali e gli venne dato come guardiano un vecchio caporale che annetté al compito una grande importanza mantenendo un atteggiamento spocchioso per questo suo semplice compito. Morto l'elefante, il caporale continuò nel suo spocchioso atteggiamento e venne beffato dal popolo che, con il grido in epigrafe, gli voleva rammentare che non era piú tempo di darsi arie... 5 CHI SE FA PUNTONE, 'O CANE 'O PISCIA 'NCUOLLO... Letteralmente: chi si fa spigolo di palazzo o angolo di strada, il cane gli minge addosso. E'l'icastica e piú viva trasposizione dell'italiano: "Chi si fa pecora, il lupo se la mangia" e la locuzione è usata per sottolineare i troppo arrendevoli comportamenti di coloro che o per codardia o per ingenuità, non riescono a farsi valere 6TRÒVATE CHIUSO E PPIÉRDETE CHIST' ACCUNTO... Letteralmente: Tròvati chiuso e perditi questo cliente... Locuzione ironica che si usa quando si voglia sottolineare e sconsigliare il cattivo mercato che si sta per compiere, avendo a che fare con un contrattante che dal negozio pretenderebbe solo vantaggi a danno dell' altro contraente. 7 MEGLIO ESSERE PARENTE Ô FAZZULETTO CA Â COPPOLA. Conviene esser parente della donna piuttosto che dell' uomo. In effetti, formandosi una nuova famiglia, è tenuta maggiormente in considerazione la famiglia d'origine della sposa che quella dello sposo. 8 ÒGNE STRUNZO TENE 'O FUMMO SUOJO. Letteralmente: Ogni stronzo sprigiona un fumo. Id est:ogni sciocco à modo di farsi notare 9 CUNSIGLIO 'E VORPE, RAMMAGGIO 'E GALLINE. Lett.:consiglio di volpi, danno di galline. Id est: Quando confabulano furbi o maleintenzionati, ne deriva certamente un danno per i piú sciocchi o piú buoni. Per traslato: se parlottano tra di loro i superiori, gli inferiori ne subiranno le conseguenze. 10 CHIACCHIERE E TABBACCHERE 'E LIGNAMMO, Ô BBANCO NUN NE 'MPIGNAMMO. Letteralmente: chiacchiere e tabacchiere di legno non sono prese in pegno dal banco. Il banco in questione era il Monte dei Pegni sorto a Napoli nel 1539 per combattere la piaga dell'usura. Da esso prese vita il Banco di Napoli, fiore all'occhiello di tutta l'economia meridionale, Banco che è durato sino all'anno 2000 quando, a completamento dell'opera iniziata nel 1860 da Cavour e Garibaldi e da casa Savoia, non è stato fagocitato dal piemontese Istituto bancario San Paolo di Torino. La locuzione proclama la necessaria concretezza dei beni offerti in pegno, beni che non possono essere evanescenti come le parole o oggetti non preziosi. Per traslato l'espressione si usa nei confronti di chi vorrebbe offrirci in luogo di serie e conclamate azioni, improbabili e vacue promesse. 11 CHI ATO NUN TÈNE, SE COCCA CU 'A MUGLIERA... Chi non à altre occasioni, si accontenta di sua moglie, id est:far di necessità virtú. 12 NUN SPUTÀ 'NCIELO CA 'NFACCIA TE TORNA! Non sputare verso il cielo, perché ti ricadrebbe in volto! Id est: le azioni malevole fatte contro la divinità, ti si ritorcono contro. 13 CHIJARSELA A LLIBBRETTA. Letteralmente:piegarsela a libretto. E' il modo piú comodo dper consumare una pizza, quando non si può farlo comodamente seduti al tavolo e si è costretti a farlo in piedi. Si procede alla piegatura in quattro parti della pietanza circolare che assume quasi la forma di un piccolo libro e si può mangiarla riducendo al minimo il pericolo di imbrattarsi di condimento. Id est: obtorto collo, per necessità far buon viso a cattivo gioco. 14 VENNERE 'A SCAFAREA PE SSICCHIETIELLO. Letteralmente:Vendere una grossa insalatiera presentandola come un secchiello.Figuratamente,la locuzione la si adopera nei confronti di chi decanta la nettezza dei costumi di una donna, notoriamente invece è stata conosciuta biblicamente da parecchi. 15 S'È ARRECCUTO (O ARRENNUTO) CRISTO CU 'NU PATERNOSTO. Si è arricchito (o arreso) Cristo con un solo pater noster Illudersi di cavarsela con poca fatica e piccolo impegno, come chi volesse ingraziarsi Iddio e trarlo dalla propria parte con la semplice recita di un solo pater. 16 'E SÀBBATO, 'E SÚBBETO E SSENZA PREVETE! Di sabato, di colpo e senza prete! E' il malevolo augurio che si lancia all'indirizzo di qualcuno cui si augura di morire in un giorno prefestivo, cosa che impedisce la sepoltura il giorno successivo, di morire di colpo senza poter porvi riparo e di non poter godere nemmeno del conforto religioso 17 A PPESIELLE NE PARLAMMO. Letteralmente: Parliamone al tempo dei piselli -(quando cioè avremo incassato i proventi della raccolta e potremo permetterci nuove spese;ma sulla bocca minacciosa d’un medico vale: Parliamone al tempo dei piselli -(quando cioè, in preda ai dolori d’addome, che i troppi piselli mangiati ti procureranno, sari costretto a chiedere il mio intervento a pagamento) Id est: Rimandiamo tutto a tempi migliori, che nel secondo caso lo sono per il medico, ma non per l’infermo! 18 JÍ CERCANNO OVA 'E LUPO E PPIETTENE 'E QUINNICE. Letteralmente:Andare alla ricerca di uova di lupo e pettini da quindici (denti). Id est: andare alla ricerca di cose introvabili o impossibili; nulla quaestio per le uova di lupo che è un mammifero per ciò che concerne i pettini bisogna sapere che un tempo i piú conosciuti nel popolo erano i pettini dei cardalana e tali attrezzi non contavano mai piú di tredici denti... 19 CHI TÈNE MALI CCEREVELLE, TÈNE BBONI CCOSCE... Chi à cattivo cervello, deve avere buone gambe, per sopperire con il moto alle dimenticanze o agli sbagli conseguenti del proprio cattivo intendere. 20 METTERE 'O PPEPE 'NCULO â ZÒCCOLA. Letteralmente:introdurre pepe nel deretano di un ratto. Figuratamente: Istigare,sobillare, metter l'uno contro l'altro. Quando ancora si navigava, capitava che sui bastimenti mercantili, assieme alle merci solcassero i mari grossi topi, che facevano gran danno. I marinai, per liberare la nave da tali ospiti indesiderati, avevano escogitato un sistema strano, ma efficace: catturati un paio di esemplari, introducevano un pugnetto di pepe nero nell'ano delle bestie, poi le liberavano. Esse, quasi impazzite dal bruciore che avvertivano si avventavano in una cruenta lotta con le loro simili. Al termine dello scontro, ai marinai non restava altro da fare che raccogliere le vittime e buttarle a mare, assottigliando cosí il numero degli ospiti indesiderati. L'espressione viene usata con senso di disappunto per sottolineare lo scorretto comportamento di chi, in luogo di metter pace in una disputa, gode ad attizzare il fuoco della discussione... 21 PURE 'E PULICE TENENO 'A TOSSE... Anche le pulci tossiscono - Id est: anche le persone insignificanti tossiscono, ossia voglione esprimere il proprio parere. 22 FEMMENE E CCRAVUNE: STUTATE TÉGNENO E APPICCIATE CÒCENO. Letteralmente: donne e carboni: spenti tingono e accesi bruciano. Id est: quale che sia il loro stato, donne e carboni sono ugulmente deleterii. Brak

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1 CHI ATO NUN TÈNE, SE COCCA CU 'A MUGLIERA... Chi non à altre occasioni, si accontenta di sua moglie, id est:far di necessità virtú. 2 NUN SPUTÀ 'NCIELO CA 'NFACCIA TE TORNA! Non sputare verso il cielo, perché ti ricadrebbe in volto! Id est: le azioni malevole fatte contro la divinità, ti si ritorcono contro. 3 CHIJARSELA A LLIBBRETTA. Letteralmente:piegarsela a libretto. E' il modo piú comodo dper consumare una pizza, quando non si può farlo comodamente seduti al tavolo e si è costretti a farlo in piedi. Si procede alla piegatura in quattro parti della pietanza circolare che assume quasi la forma di un piccolo libro e si può mangiarla riducendo al minimo il pericolo di imbrattarsi di condimento. Id est: obtorto collo, per necessità far buon viso a cattivo gioco. 4 VENNERE 'A SCAFAREA PE SSICCHIETIELLO. Letteralmente:Vendere una grossa insalatiera presentandola come un secchiello.Figuratamente,la locuzione la si adopera nei confronti di chi decanta la nettezza dei costumi di una donna, notoriamente invece è stata conosciuta biblicamente da parecchi. 5 S'È ARRECCUTO (O ARRENNUTO) CRISTO CU 'NU PATERNOSTO. Si è arricchito (o arreso) Cristo con un solo pater noster Illudersi di cavarsela con poca fatica e piccolo impegno, come chi volesse ingraziarsi Iddio e trarlo dalla propria parte con la semplice recita di un solo pater. 6 'E SÀBBATO, 'E SÚBBETO E SSENZA PREVETE! Di sabato, di colpo e senza prete! E' il malevolo augurio che si lancia all'indirizzo di qualcuno cui si augura di morire in un giorno prefestivo, cosa che impedisce la sepoltura il giorno successivo, di morire di colpo senza poter porvi riparo e di non poter godere nemmeno del conforto religioso 7 A PPESIELLE NE PARLAMMO. Letteralmente: Parliamone al tempo dei piselli -(quando cioè avremo incassato i proventi della raccolta e potremo permetterci nuove spese;ma sulla bocca minacciosa d’un medico vale: Parliamone al tempo dei piselli -(quando cioè, in preda ai dolori d’addome, che i troppi piselli mangiati ti procureranno, sari costretto a chiedere il mio intervento a pagamento) Id est: Rimandiamo tutto a tempi migliori, che nel secondo caso lo sono per il medico, ma non per l’infermo! 8 JÍ CERCANNO OVA 'E LUPO E PPIETTENE 'E QUINNICE. Letteralmente:Andare alla ricerca di uova di lupo e pettini da quindici (denti). Id est: andare alla ricerca di cose introvabili o impossibili; nulla quaestio per le uova di lupo che è un mammifero per ciò che concerne i pettini bisogna sapere che un tempo i piú conosciuti nel popolo erano i pettini dei cardalana e tali attrezzi non contavano mai piú di tredici denti... 9 CHI TÈNE MALI CCEREVELLE, TÈNE BBONI CCOSCE... Chi à cattivo cervello, deve avere buone gambe, per sopperire con il moto alle dimenticanze o agli sbagli conseguenti del proprio cattivo intendere. 10 METTERE 'O PPEPE 'NCULO â ZÒCCOLA. Letteralmente:introdurre pepe nel deretano di un ratto. Figuratamente: Istigare,sobillare, metter l'uno contro l'altro. Quando ancora si navigava, capitava che sui bastimenti mercantili, assieme alle merci solcassero i mari grossi topi, che facevano gran danno. I marinai, per liberare la nave da tali ospiti indesiderati, avevano escogitato un sistema strano, ma efficace: catturati un paio di esemplari, introducevano un pugnetto di pepe nero nell'ano delle bestie, poi le liberavano. Esse, quasi impazzite dal bruciore che avvertivano si avventavano in una cruenta lotta con le loro simili. Al termine dello scontro, ai marinai non restava altro da fare che raccogliere le vittime e buttarle a mare, assottigliando cosí il numero degli ospiti indesiderati. L'espressione viene usata con senso di disappunto per sottolineare lo scorretto comportamento di chi, in luogo di metter pace in una disputa, gode ad attizzare il fuoco della discussione... 11 PURE 'E PULICE TENENO 'A TOSSE... Anche le pulci tossiscono - Id est: anche le persone insignificanti tossiscono, ossia voglione esprimere il proprio parere. 12 - DÂ MATINA SE CUNOSCE ‘O MALO I ‘O BBUONO JUORNO Dalla mattina è dato conoscere il cattivo o il buono della giornata Id est: Da come principia una giornata, un affare, una faccenda qualsiasi se ne può facilmente prevedere il cattivo o il suo buon esito finale. 13 - DA CCA A DDIMANE NASCENO CIENTO PAPE Di qui a domani nascono cento papi Id est: Nell’arco di un sol giorno possono accadere tanti di quegli avvenimenti che non è dato prospettare, ma che possono far mutare tutte le nostre vicende. 14 - DÊ CEVETTOLE NUN NASCENO AQUELE, NÉ DÊ CCIAVOLE, PALUMME. Dalle civette non nascono aquile, né dalle gazze, colombi Id est: Da cattivi genitori vengon figli cattivi , né se ne possono sperare di buoni. 15 -DA CHI È CCUNIGLIO NUN CE JÍ PE CCUNZIGLIO! Non prender consiglio da chi è vigliacco (coniglio) Egli non può suggerirti il giusto comportamento da tenere soprattutto quando si tratti di affrontar rischi e/o pericoli. 16 - DÔ MALO PAVATORE, SCIPPA CHELLO CA PUÓ Da un cattivo pagatore, prendi ciò che puoi Anche se si tratta di poca cosa, sarà sempre guadagnata, sarà sempre meglio di niente. 17 - DE LU MALO RECUÓVETO NISCIUNO SE NNE VEDE BBENE. Nessuno riesce a godere di ciò che abbia guadagnato con l’inganno e la malversazione O, almeno, hoc est in votis! 18 - D’’E DENARE D’’O CARUCCHIARO SE NNE VEDE BBENE ‘O SCIAMPAGNONE Dei soldi dell’avaro ne gode (l’erede) scialacquatore 19 -DENARE ‘E JUOCO COMME VENONO SE NE VANNO Il danaro guadagnato con il giuoco va via alla medesima maniera. 20 -DENARO ‘E STOLA SCIOSCIA CA VOLA Il danaro portato in famiglia da un prete (stola) si disperde facilmente Un tempo si riteneva che i preti non svolgessero, con il loro ministero, alcun lavoro, per cui i soldi da essi guadagnati, essendo frutto di un non lavoro, si pensava fossero destinati ad ingloriosa fine. Brak

BENFICA – NAPOLI (C.L. 06/12/16) 1 A 2 ‘A VEDETTE ACCUSSÍ

BENFICA – NAPOLI (C.L. 06/12/16) 1 A 2 ‘A VEDETTE ACCUSSÍ Sí,sí e ssí guagliú putimm’essere cuntente. Ajeressera ‘o Napule jette a vvencere a lLisbona mettennose dint’â sacca ‘o passaggio a ll’uttave ‘ncimm’ô ggirone suojo, â faccia ‘e chi ce vo’ male accummincianno da chill’uocchie sicche ‘e Ciro Ferrara mannato ‘mPurtuvallo pe rromperce ‘o pasticciotto..., ma s’êtte ‘a fà dint’ê diente datose ca n’ati Ciro, ‘o Ciruzzo nuosto appena trasuto ‘ncampo ce penzaje isso a ccunzignarce ‘a nichemata (vittoria) apprimma cu ‘nu granne bbassurero urtizzante (suggerimento verticalizzante) pe Ppeppe ‘a ‘nguenta ca nun perdette ‘accasione e ppo mettenno iiso ‘e perzona ‘a firma sotto a ll’addaffa d’’a sicuranza (sicurezza) chella d’’o doje a zzero. ‘Nzomma nichemata (vittoria) ‘mpurtante ch’êsse pututa essere pure cchiú ttonna si arrivate a ll’87’, ‘ncopp’ô doje a zzero, Albiollo (5) truvannose ggià cu ‘a capa sott’â doccia, nun avesse fatto ‘na puttanata grossa comme a ‘nu palazzo ‘e casa, rijalanno palla e addaffa (rete) ô messicano d’’o Benfica ca nun se facette prijà e ssignaje custringennoce a fferní ‘a mubbara (partita) cu ‘o ppoco ‘e vespunaria (preoccupazione) pe ‘nu pareggio ca si pure fósse arrivato nun c’êsse fatto nè ccavero, nè ffriddo! Ma mo lassammo perdere ‘e mmalincunie; cu ttutto ca ‘mmece ‘e metterce ‘a muntazzimma (divisa) d’’a Madonna ‘e ll’Arco, scennettemo ‘ncapo aparate a llutto stritto, se vincette, se passaje ‘o turno e ringrazziammo ô Cielo! Passammo ê ppaggelle: REINA 6,5: Sempe prisente quanno fove chiammato ‘ncausa; durante ô primmo ajone (tempo) miraculuso ‘na primma vota ‘ncopp’a Jimenèzzo, nun ce putette fa niente ‘a siconna vota a ll’87’ quanno s’’o vedette arrivà annante libbero e ffranco! HYSAJ 6: Cchiù vvespone (preoccupato) ‘e difennere ca d’affennere,s’accuntentaje ‘e mantené ‘a pusizziona. ALBIOL 5 - Che peccato chella fessaria fatta a ll’ 87’, pecché nsi’ a cchillu mumento êva fatto ‘nu sibbacca matàlo (match perfetto) nun sulo arreto, ma pure a ll’epata ‘e reclaggía (fase d'impostazione) KOULIBALY 7 S’abbuscaje quase súbbeto ‘nu cartellino jalizzo (giallo)e cce penzajemo, ‘ntribbuna divano ca se fósse lassato cundizziunà, mmece ‘o ggialante nuosto furnette n’ata atalossa ailla (prestazione monumentale). GHOULAM 6,5 – Faticaje a ccuntené n’arillo comme a sSalvio e ppoco ce mancaje ca cu ‘na fessaria nun arresecaje ‘e rijalà ‘o vantaggio ô bBenfica; po però passanno ‘e minute se repigliaje bbuono soprattutto appressuranno (spingendo) comm’ô ssolito suojo. ALLAN 6,5 ‘O solito lIone ‘mmiezo ô campo: safaje (pressò) auto e se dannaje ll’anema p’azzannà ê feliette ‘e chille d’’o Benfica ca purtajeno palla. Se facette apprezzà pure pe ccomme participaje â munàvara (manovra). DIAWARA 5,5 - Priciso quanno jucaje ‘o pallone urtizzanno (verticalizzando),tenette ‘ncopp’â cuscienza coccosa, quanno se ‘ntalliaje a rricamà o comme a cquanno, durante ôprimmo ajone (tempo),sbagliaje quacche ppurzo (tocco )urizzuntale mettenno ‘ndifficurtà ê cumpagne. Perdunammolo però, tene sulo diciannov’anne; dàmmelo ‘o tiempo ‘e crescere! HAMSIK 6 Meno ‘mpurtante d’’o ssolito dètte sinamparco ‘na bbona mana â munàvara (manovra) e sfresaje (sfiorò) pure ll’addaffa (rete); a ‘nu certo punto arresecaje ‘nzieme a gGhoulamme ‘e fà ‘a frittata, ma – pe ffurtuna - Guedes nunn’ apprufittaje. [Dô 72' ZIELINSKI 6 – Trasuto dint’ô mumento bbuono nun s’avette dannà ll’anema, ma se facette apprezzà ‘mmiez’ô campo e sfresaje (sfiorò) pure ‘nu stuco (gol)]. CALLEJON(Peppe ‘a ‘nguenta) 7,5 Bbella serata d’’o spagnuolo ca durante ô primmo ajone (tempo),arretraje a ddà ‘na mana ma quanno truvaje spazzio addivintaje dicisivo scattanno e iabbranno (crossando) cuntinuamente. Doppo d’avé sfresato (sfiorato ) ‘nu stuco (gol) ‘na primma vota, finalmente ‘o truvaje ô 60’, sfruttanno a mmestiere ‘na granna palla ‘e Ciruzzo e sbluccanno ‘a sibbacca (match). Manolo GABBIADINI 5 ‘E ‘ncuraggiamento, pecché l’atalossa (prestazione)( soja fove necativa visto ca nun fove capace maje ‘e rennerse periculuso e vvisto ca gghiucaje sempe senza cazzimma e ssenza chella trestízzia (cattiveria) ca ‘nu nassía (attaccante)êss’’a tené! [Dô 57' MERTENS (Ciruzzo) 8 Justo trentaseje minute pe ll’arillo berga, ca assummaje n’jusaida (un assist) cu ssette parme ‘e cacchio e n’addaffa (rete) dicisiva tanto pe ddimustrà quanto fove nicessario, p’’a nichemata (vittoria) luvarda (azzurra) Ciruzzo ‘o strummulillo!] INSIGNE 6 – Niente ‘e spettaculare,ma bboni ccose venetteno pure ‘a Lorenzigno soprattutto durante ô primmo ajone (tempo). [Da ll'80' ROG s.v.] SARRI 7 Quanno se vence vence pure ‘o mutarribbo (allenatore) e ajere vincette pure isso ca però nun se ‘nventaje niente mannanno ‘ncampo ‘na furmazziona p’apprimma guardarse ‘e ssacche mettenno Allanno a ll’armidanno (centrocampo) ô posto ‘e Zielinski cchiú ppurtato a attaccà; cunfermaje a gGabbiadini a ccentro d’’a primma linia, però po pe ffurtuna se decidette a ffà scennere ‘ncampo a cCiruzzo ca lle levaje e ccastagne dô ffuoco e cce dètte ‘a cualificazziona!. arbitro LAHOZ (Spagna) 5 Niente ‘e particulare, ma sparagnaje troppi cartelline jalizze ê purtuchese, mentre a Koulibalý ‘o nutizziaje (ammoní) ô primmo carí (fallo) manco ggiddo (grave) E cche saciccio! E fermammoce cca. ‘O Napule torna a gghiucà ‘ncampiunato dummeneca ca vene ê mezza e ppirciò si dDi’ vo’ ce sentimmo lunnerí ca vene e spero ca ve pozzo cuntà ca nun ce simmo ‘ntussecato ll’apritivo, ma ca anze ‘o Napule à vinciuto n’ ata vota cu ttutto ca dummeneca jammo ô sant’Elia e ce ‘a vidimmo cu ‘o Cagliari ca nunn’è ‘e certo ‘nu bbello accunto (cliente)! Staveti bbe’. R.Bracale Brak

martedì 6 dicembre 2016

VARIE 16/973

1 PARE PASCALE PASSAGUAJE. Letteralmente: sembrare Pasquale passaguai. Cosí sarcasticamente viene appellato chi si va reiteratamente lamentando di innumerevoli guai che gli occorrono, di sciagure che - a suo dire, ma non si sa quanto veridicamente - si abbattono su di lui rendendogli la vita un calvario di cui lamentarsi, compiangendosi, con tutti.Il Pasquale richiamato nella locuzione fu un tal Pasquale Barilotto lamentoso personaggio di farse pulcinelleche del teatro di A. Petito. 2 PARÉ 'O PASTORE D''A MERAVIGLIA. Letteralmente: sembrare un pastore della meraviglia Id est: avere l'aria imbambolata, incerta, statica ed irresoluta quale quella di certuni pastori del presepe napoletano settecentesco raffiguratiin pose stupite ed incantate per il prodigio cui stavano assistendo; tali figurine in terracotta il popolo napoletano suole chiamarle appunto pasture d''a meraviglia, traducendo quasi alla lettera l'evangelista LUCA che scrisse: pastores mirati sunt. 2bis PARÉ 'O VOCCAPIERTO ‘E SAN GIUVANNE Letteralmente: sembrare il bocca-spalancata di San Giovanni. Id est: avere l'aria attonita stupita, allibita, meravigliata,tal quale i mascheroni apotropaici (con occhi spiritati e bocca spalancata) che ornavano una villa fatta edeficare nel 1535 da Bernardino Martirano, segretario del regno ( Cosenza 1490,† Portici (NA) 1548) in contrada Leucopreta adiacente il quartiere napoletano di San Giovanni a Teduccio; l’espressione viene altresí, sebbene impropriamente, riferita a tutti coloro che siano pettegoli e linguacciuti al segno di tener sempre la bocca aperta per riferire fatti ed avvenimenti che, per altro, non li riguardano e non sarebbero perciò tenuti a propalare. Qualcuno erroneamente (come si evince da ciò che ò già detto) pensa che la locuzione si riferisca agli abitanti di san Giovanni a Teduccio, zona periferica di Napoli, abitanti ritenuti ( però gratuitamente ), linguacciuti e pettegoli 3 MEGLIO A SAN FRANCISCO CA 'NCOPP'Ô MUOLO. Letteralmente: meglio (stare) in san Francesco che sul molo. Id est: di due situazioni ugualmente sfavorevoli conviene scegliere quella che comporti minor danno. Temporibus illis in piazza san Francesco, a Napoli erano ubicate le carceri, mentre sul Molo grande era innalzato il patibolo che poi fu spostato in piazza Mercato; per cui la locuzione significa: meglio carcerato e vivo, che morto impiccato. 4 FUTTATENNE! Letteralmente:Infischiatene, non dar peso, lascia correre, non porvi attenzione. E' il pressante invito a lasciar correre dato a chi si sta adontando o si sta preoccupando eccessivamente per quanto malevolmente si stia dicendo sul suo conto o si stia operando a suo danno. Tale icastico invito fu scritto dai napoletani su parecchi muri cittadini nel 1969 allorché il santo patrono della città, san Gennaro, venne privato dalla Chiesa di Roma della obbligatorietà della "memoria" il 19 settembre con messa propria. I napoletani ritennero la cosa un declassamento del loro santo e allora scrissero sui muri cittadini: SAN GENNA' FUTTATENNE! Volevano lasciare intendere che essi, i napoletani, non si sarebbero dimenticati del santo quali che fossero stati i dettami di Roma. 5 FÀ ‘E UNO TABBACCO P''A PIPPA. Letteralmente: farne di uno tabacco per pipa. Id est ridurre a furia di percosse qualcuno talmente a mal partito al punto da trasformarlo, sia pure metaforicamente, in minutissimi pezzi quasi come il trinciato per pipa. 6 FÀ TRENTA E UNA TRENTUNO. Quando manchi poco per raggiungere lo scopo prefisso, conviene fare quell'ultimo piccolo sforzo ed agguantare la meta: in fondo da trenta a trentuno non v'è che un piccolissimo lasso. La locuzione rammenta l'operato di papa Leone X che fatti 30 cardinali, in extremis ne creò, per mera liberalità (non essendovene reale necessità) un trentunesimo non previsto in origine. 6 ESSERE CARTA CANUSCIUTA. Letteralmente: essere carta nota. Id est: godere di cattiva fama, mostrarsi inaffidabile e facilmente riconoscibile alla medesima stregua di una carta da giuoco opportunamente "segnata" dal baro che se ne serve. 7 ESSERE CCHIÚ FETENTE 'E 'NA RECCHIA 'E CUNFESSORE. Letteralmente: essere piú sporco di un orecchio di confessore. L'icastica espressione viene riferita ad ogni persona assolutamente priva di senso morale, capace di ogni nefandezza; tale individuo è parificato ad un orecchio di confessore, non perché i preti vivano con le orecchie sporche, ma perché i confessori devono, per il loro ufficio, prestare l'orecchio ad ogni nefandezza e alla summa dei peccati che vengono quasi depositati nell'orecchio del confessore, orecchio che ne rimane metaforicamente insozzato. 8 'O RIALO CA FACETTE BERTA Â NEPOTA: ARAPETTE 'A CASCIA E LE DETTE 'NA NOCE. Letteralmente : il regalo che fece Berta alla nipote: aprí la cassa e le regalò una noce. La locuzione è usata per sottolineare l'inconsistenza di un dono, specialmente quando il donatore lascerebbe intendere di essere intenzionato a fare grosse elargizioni che, all'atto pratico, risultano invece essere parva res. 9 'E PPAZZIE D''E CANE FERNESCENO A CCAZZE 'NCULO. Letteralmente: i giochi dei cani finiscono con pratiche sodomitiche. Id est: i giuochi di cattivo gusto finiscono inevitabilmente per degenerare, per cui sarebbe opportuno non porvi mano per nulla. La icastica locuzione prende l'avvio dalla osservazione della realtà allorché in una torma di cani randagi si comincia per gioco a rincorrersi e a latrarsi contro l'un l'altro e si finisce per montarsi vicendevolmente; la postura delle bestie fa pensare sia pure erroneamente a pratiche sodomitiche 10.TRE CCALLE E MMESCÀMMECE. Letteralmente: tre calli(cioè mezzo tornese) e mescoliamoci. Cosí, sarcasticamente, è definito a Napoli colui che, senza verun sacrificio di mezzi o di azioni, si intromette nelle faccende altrui,volendo sempre, da saccente e supponente, dire la sua. Il tre calle era una moneta di piccolissimo valore; su una delle due facce v'era raffigurato un cavallo da cui per contrazione prese il nome di callo. La locuzione significa: con poca spesa si interessa delle faccende altrui. 11.CHI SE FA MASTO, CADE DINT'Ô MASTRILLO. Letteralmente: chi si fa maestro, finisce per essere intrappolato. L'ammonimento della locuzione a non ergersi maestri e domini delle situazioni, viene rivolto soprattutto ai presuntuosi e supponenti che son soliti dare ammaestramenti o consigli non richiesti, ma poi finiscono per fare la fine dei sorci presi in trappola proprio da coloro che pretendono di ammaestrare. Il mastrillo, dal lat. mustricula, è la piccola trappola per topi. 12.TUTTO A GGIESÚ E NIENTE A MARIA! Letteralmente: Tutto a Gesú e niente a Maria! Ma non è un incitamento a conferire tutta la propria devozione a Gesú ed a negarla alla Vergine; è invece l'amara constatazione che fa il napoletano davanti ad una iniqua distribuzione di beni, distribuzione di cui ci si dolga, nella speranza che chi di dovere si ravveda e provveda ad una piú equa redistribuzione. Il piú delle volte però non v'è ravvedimento e la faccenda non migliora per il petente. Le parole in epigrafe ripetono quelle pronunciate da un anziano pievano che redarguí il proprio sacrestano che, delegato ad addobbare gli altari laterali della pieve, aveva riservato gli addobbi al solo altare del Cuore di Gesú, lesinando sugli addobbi all’altare della Vergine. 13.CHI GUVERNA 'A RROBBA 'E LL'ATE NUN SE COCCA SENZA CENA Letteralmente: chi amministra i beni altrui, non va a letto digiuno. Disincantata osservazione della realtà che piú che legittimare comportamenti che viceversa integrano ipotesi di reato, denuncia l'impossibilità di porvi riparo: gli amministratori di beni altrui sono incorreggibili ladri! Perché meravigliarsi se gli amministratori della cosa pubblica son usi a rimpiunguire i propri conti correnti? È un fatto ineluttabile a cui bisogna abituarsi! 14.PARÉ LL'OMMO 'NCOPP'Â SALERA Letteralmente: sembrare l'uomo sulla saliera. Id est: sembrare, meglio essere un uomo piccolo e goffo, un omuncolo simile a quel Tom Pouce,pagliaccio inglese, venuto a Napoli sul finire del 1860,ad esibirsi in un circo equestre; fu uomo molto piccolo e ridicolo e per questo fu preso a modello dagli artigiani napoletani che lo raffigurarono a tutto tondo come maniglia del coperchio delle stoviglie in terracotta di uso quotidiano. Per traslato, l'espressione viene riferita con tono di scherno verso tutti quegli omettini che si danno le arie di esseri prestanti fisicamente e moralmente, laddove sono invece l'esatto opposto. 15.FÀ COMME A SANTA CHIARA: DOPP' ARRUBBATO CE METTETERO 'E PPORTE 'E FIERRO. Letteralmente: far come per santa Chiara; dopo che fu depredata le si apposero porte di ferro. Id est: correre ai ripari quando sia troppo tardi, quando si sia già subíto il danno paventato, alla stessa stregua di ciò che accadde per la basilica di santa Chiara che fu provvista di solide porte di ferro in luogo del preesistente debole uscio di legno, ma solo quando i ladri avevano già perpetrato i loro furti sacrileghi a danno della antica chiesa partenopea. 16.ESSERE 'A TINA 'E MIEZO. Letteralmente: essere il tino di mezzo. Id est: essere la massima somma di quanto piú sporco, piú laido, piú lercio possa esistere. Offesa gravissima che si rivolge a persona ritenuta cosí massimamente sporca, laida e lercia da essere paragonata al grosso tino di legno posto al centro del carro per la raccolta dei liquami da usare come fertilizzanti, nel quale tino venivano versati i liquami raccolti con due tini piú piccoli posti ai lati del tino di mezzo dove veniva riposto il letame raccolto. Rammento che con il vocabolo tina (dal t. lat tina(m)←tinu(m)) si è creato il femminile di tino per indicare un oggetto piú grande del corrispondente maschile In napoletano infatti un oggetto che sia o sia inteso di volume o ampiezza piú grande e/o grosso di un corrispettivo oggetto maschile, viene inteso femminile (cfr. cucchiaro piú piccolo e cucchiara piú grande, carretto piú piccolo e carretta piú grande, tammurro piú piccolo e tammorra piú grande,tino piú piccolo e tina piú grande etc.; uniche eccezioni caccavella piú piccola, ma femminile e caccavo piú grande, ma maschile e tiana piú piccola, ma femminile e tiano piú grande, ma maschile). 17.'A CAPA 'E LL'OMMO È 'NA SFOGLIA 'E CEPOLLA. Letteralmente: la testa dell'uomo è una falda di cipolla. È il filosofico, icastico commento di un napoletano davanti a comportamenti che meriterebbero d'esser censurati e che si evita invece di criticare, partendo dall'umana considerazione che quei comportamenti siano stati generati non da cattiva volontà, ma da un fatto ineluttabile e cioé che il cervello umano è labile e deperibile ed inconsistente alla stessa stregua di una leggera, sottile falda di cipolla. 18.NUN TENÉ VOCE 'NCAPITULO. Letteralmente: non aver voce nel capitolo. Il capitolo della locuzione è il consesso capitolare dei canonaci della Cattedrale; solo ad alcuni di essi era riservato il diritto di voto e di intervento in una discussione. La locuzione sta a significare che colui a cui è rivolta l'espressione non à né l'autorità, né la capacità di esprimere pareri o farli valere, non contando nulla. 19.TU NUN CUSE, NUN FILE E NUN TIESSE; TANTA GLIUOMMERE 'A DO' 'E CCACCE? Letteralmente: Tu non cuci, non fili e non tessi, tanti gomitoli da dove li tiri fuori? Tale domanda sarcastica la si rivolge a colui che fa mostra di una inesplicabile, improvvisa ricchezza; ed in effetti posto che colui cui viene rivolta la domanda non è impegnato in un lavoro che possa produrre ricchezza, si comprende che la domanda è del tipo retorico sottintendendo che probabilmente la ricchezza mostrata è frutto di mali affari. È da ricordare anche che il termine gliuommero (dal lat. glomeru(m)(gomitolo))indicava, temporibus illis, anche una grossa somma di danaro corrispondente a circa 100 ducati d'argento. 20.MENARSE DINT' Ê VRACHE... Letteralmente: buttarsi nelle imbracature. Id est: rallentare il proprio ritmo lavorativo, lasciarsi prendere dalla pigrizia, procedere a rilento. L'icastica espressione che suole riferirsi al lento agire soprattutto dei giovani, prende l'avvio dall'osservazione del modo di procedere di cavalli che quando sono stanchi, sogliono appoggiarsi con le natiche sui finimenti posteriori detti vrache (b. lat. *braca(m)(imbracature)) proprio perché imbracano la bestia. Brak

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1.PUOZZ'AVÉ MEZ'ORA 'E PETRIATA DINTO A 'NU VICOLO ASTRITTO E CA NUN SPONTA, FARMACIE 'NCHIUSE E MIEDECE GUALLARUSE! Imprecazione malevola rivolta contro un inveterato nemico cui si augura di sottostare ad una mezz'ora di lapidazione subíta in un vicolo stretto e cieco, che non offra cioè possibilità di fuga; a maggior cordoglio poi gli si augura di non trovare farmacie aperte in cui reperire medicamenti e/o linimenti ed imbattersi in medici affetti da ernie inguinali e pertanto lenti al soccorso. 2. AJE VOGLIA ‘E METTERE RUMMA: ‘NU STRUNZO NUN ADDIVENTA MAJE BBABBÀ È inutile aggiungere rum, uno stronzo non diverrà mai un babà. Letteralmente: Puoi anche irrorarlo con parecchio rum,tuttavia uno stronzo non diventerà mai un babà. Id est: un cretino, uno sciocco per quanto si cerchi di agghindarlo, edulcorare o esteriormente migliorare, non potrà mai essere una cosa diversa da ciò che è...; non potrà mai diventare buono gustoso ed appetibile come un babà, restando pur sempre la stomachevole cosa che è! Per legge naturale per quanto si tenti di edulcorarlo, uno stronzo non potrà mai trasformarsi in un dolce saporito come un babà; alla stessa stregua: per quanto lo si cerchi di migliorare, uno sciocco, un imbecille non potrà mai cambiare in meglio la propria sfavorevole natura; aje voglia ‘e locuzione verbale, in uso anche nella lingua italiana nella valenza di insistere inutilmente in un tentativo: ài voglia a (o di) strillare, tanto non ti sente nessuno, per quanto tu possa strillare, non ti sentirà nessuno; anche ellittico: ài voglia!: è inutile; mettere = mettere, porre, aggiungere, disporre collocare dal Lat. mittere 'mandare' e 'porre, mettere'; rumma = rum acquavite ottenuta per lo piú dalla distillazione della melassa di canna da zucchero fermentata.la voce inglese rum è derivata da rum- bustious 'chiassoso, violento', con allusione al comportamento degli ubriachi bevitori della suddetta acquavite; la voce napoletana rumma è coniata su quella inglese con una tipica paragoge, ma qui di una piena a finale (invece della consueta e semimuta) e raddoppiamemento espressivo della m etimologica fino a formare la seconda sillaba ma della voce rumma, come altrove tramme←tram,barre←bar etc. strunzo = stronzo, escremento solido di forma cilindrica e figuratamente persona stupida, odiosa etimologicamente dal longobardo strunz 'sterco'; addiventa =diventa voce verbale (3° pers. sing. ind. pres.) dell’infinito addiventà = divenire, venire a essere, trasformarsi in derivato dal lat. volg. ad+ *deventare, forma rafforzata (vedi prep. ad) di quella intensiva deventare del lat. devenire = divenire; da notare la particolarità che la voce verbale a margine (indicativo presente) è resa in italiano con il futuro, tempo che – quantunque esistente nelle coniugazioni dei verbi napoletani – è pochissimo usato, preferendogli un presente in funzione futura o altrove costruzioni del tipo aggi’ ‘a = devo da; maje = mai, in nessun tempo, in nessun caso derivato dal latino magi(s)= piú con caduta della sibilante finale e della g intervocalica sostituita da una j di transizione e con paragoge della semimuta finale e al posto della i ; babbà = babà tipico dolce partenopeo ( tuttavia non originario in quanto pare importato a Napoli, sotto il regno di Ferdinando I di Borbone, da pasticcieri francesi (chiamati a Napoli da Maria Carolina e richiesti a sua sorella Maria Antonietta)che l’avevano mutuato da dolcieri polacchi che s’ era portato dietro nel suo esilio parigino il re Stanislao Leszczinski, re di Polonia dal 1704 al 1735.e che una leggenda, priva di supporti storici, vuole inventore - per puro caso - del dolce ) di pasta soffice e lievitata, intrisa di uno sciroppo al rum. La voce napoletana, con tipico raddoppiamento espressivo della seconda labiale esplosiva, è dal fr. baba→babbà, che è dal polacco baba '(donna vecchia')in quanto il dolce per la sua morbidezza ben s’addice alla bocca sdentata d’una vecchia! 3.SI 'A MORTE TENESSE CRIANZA, ABBIASSE A CHI STA 'NNANZE. Letteralmente: Se la morte avesse educazione porterebbe via per primi chi è piú innanzi, ossia è piú vecchio... Ma, come altre volte si dice, la morte non à educazione, per cui non è possibile tenere conti sulla priorità dei decessi. crianza s.vo f.le =creanza,compitezza,buona educazione, gentilezza; voce dallo sp. crianza, deriv. di criar 'allevare, educare', che è dal lat. creare 'creare' abbiasse voce verbale 3° p. sg. cong. imperfetto dell’infinito abbiare/abbià 4.PURE 'E CUFFIATE VANNO 'MPARAVISO. Anche i corbellati vanno in Paradiso. Cosí vengono consolati o si autoconsolano i dileggiati prefigurando loro o auto prefigurandosi il premio eterno per ciò che son costretti a sopportare in vita. Il cuffiato è chiaramente il corbellato cioè il portatore di corbello (in arabo: quffa) 5.'O PURPO SE COCE CU LL'ACQUA SOJA. Letteralmente: il polpo si cuoce con la propria acqua, non à bisogno di aggiunta di liquidi. Id est: Con le persone di dura cervice o cocciute è inutile sprecare tempo e parole, occorre pazientare e attendere che si convincano da se medesime. 6.'A GATTA, PE GGHÍ 'E PRESSA, FACETTE 'E FIGLIE CECATE. La gatta, per andar di fretta, partorí figli ciechi. La fretta è una cattiva consigliera. Bisogna sempre dar tempo al tempo, se si vuol portare a termine qualcosa in maniera esatta e confacente. 7.FÀ 'E CCOSE A CAPA 'E 'MBRELLO. Agire a testa (manico) di ombrello. Il manico di ombrello è usato eufemisticamente in luogo di ben altre teste. La locuzione significa che si agisce con deplorevole pressappochismo, disordinatamente, grossolanamente, alla carlona. 8.CHI NUN SENTE A MMAMMA E PPATE, VA A MURÍ ADDÒ NUN È NATO... Letteralmente: chi non ascolta i genitori, finisce per morire esule. Id est: bisogna ascoltare e mettere in pratica i consigli ricevuti dai genitori e dalle persone che ti vogliono bene, per non incorrere in disavventure senza rimedio. 9.È GGHIUTA 'A MOSCA DINT' Ô VISCUVATO... Letteralmente: È finita la mosca nella Cattedrale. È l'icastico commento profferito da chi si lamenta d' un risibile asciolvere somministratogli, che non gli à tolto la fame. In effetti un boccone nello stomaco, si sperde, quasi come una mosca entrata in una Cattedrale... Per traslato la locuzione è usata ogni volta che ciò che si riceve è parva res, rispetto alle attese... 10.CU 'NU SÍ TE 'MPICCE E CU 'NU NO TE SPICCE. Letteralmente: dicendo di sí ti impicci, dicendo no ti sbrighi. La locuzione contiene il consiglio, desunto dalla esperienza, di non acconsentire sempre, perché chi acconsente, spesso poi si trova nei pasticci... molto meglio, dunque, è il rifiutare, che può evitare fastidi prossimi o remoti. 11.LASSEME STÀ CA STONGO 'NQUARTATO! Lasciami perdere perché sono irritato, scontroso, adirato. Per cui non rispondo delle mie reazioni... La locuzione prende il via dal linguaggio degli schermidori: stare inquartato, ossia in quarta posizione che è posizione di difesa, ma anche di prevedibile prossimo attacco il che presuppone uno stato di tensione massima da cui possono scaturire le piú varie reazioni. 12.SE FRUSCIA PINTAURO, D''E SFUGLIATELLE JUTE 'ACITO. Si vanta PINTAURO delle sfogliatelle inacidite. Occorre sapere che Pintauro era un antico pasticciere napoletano che, normalmente, produceva delle ottime sfogliatelle dolce tipico inventato peraltro dalle suore del convento partenopeo detto Croce di Lucca. La locuzione è usata nei confronti di chi continua a pavoneggiarsi vantandosi di propri supposti meriti, anche quando invece i risultati delle sue azioni sono piuttosto deprecabili come sarebbero quelli di sfogliatelle inacidite dunque non edibili. 13.CARCERE, MALATIA E NECISSITÀ, SE SCANAGLIA 'O CORE 'E LL'AMICE. Carcere, malattia e necessità fanno conoscere la vera indole, il vero animo, degli amici. 14.MURÍ CU 'E GUARNEMIENTE 'NCUOLLO. Letteralmente: morire con i finimenti addosso. La locuzione di per sé fa riferimento a quei cavalli che temporibus illis, quando c'erano i carretti e non i camioncini tiravano le cuoia per istrada, ammazzati dalla fatica, con ancora i finimenti addosso.Per traslato l'espressione viene riferita, o meglio veniva riferita a quegli inguaribili lavoratori che oberati di lavoro, stramazzavano, ma non recedevano dal compiere il proprio dovere.... Altri tempi! Oggi vallo a trovare, non dico uno stakanovista, ma un lavoratore che faccia per intero il suo dovere... 15.NISCIUNO TE DICE: LAVATE 'A FACCIA CA PARE CCHIÚ BBELLO 'E ME. Nessuno ti dice: Lavati il volto cosí sarai piú bello di me. Ossia:non aspettarti consigli atti a migliorarti, in ispecie da quelli con cui devi confrontarti. brak