lunedì 23 gennaio 2017

VARIE 17/87

1.ASCÍ P’ ‘E RRECCHIE Ad litteram: Uscire attraverso le orecchie. Id est: Averne avuto ad iosa e lo si dice di ciò che sia stato detto o ascoltato fino alla noia al punto che per iperbole non lo si possa piú trattenere in mente e s’avverta la necessità di liberarsene attraverso le orecchie 2.ASCÍ PRENA Ad litteram: Risultare gravida. Id est: Restare incinta; l’agg.vo f.le prena è dal lat. volg. *praegna(m)→*praena(m), deriv. di praegnans –antis con semplificazione locale del digramma gn→n. 3.ASCIRSENE COMME A CCICERE ‘NCOPP’Â CUCCHIARA. Ad litteram: Venir fuori come cece su di un cucchiaio. Id est: Chiamarsi fuori,straniarsi, allontanarsi, rendersi estraneo da ciò cui prima si era legati; sfuggire alle proprie responsabilità, quasi come, iperbolicamente, un cece che facente parte in origine, in compagnia con della pasta di una minestra non intendesse piú restarvi e fattosi prelevare da solo ne venisse fuori abbandonando la compagna di minestra. Espressione usata sarcasticamente proprio nei confronti di coloro che usano sottrarsi ai proprî oneri e/o impegni allontanandosene e distogliendosene, per non esser chiamati a rispondere dell’operato. 4.ASPETTÀ CU LL’OVE 'MPIETTO. Letteralmente: attendere con le uova in petto. Id est: attendere spasmodicamente, con impazienza, preoccupazione... L'espressione viene usata quando si voglia sottolineare la spasmodicità dell'attesa di un qualsivoglia avvenimento. E prende le mosse dall'uso invalso in certe campagne del napoletano, allorché le contadine, accortesi che la chioccia, per sopraggiunti problemi fisici, non portava a termine la cova, si sostituivano ad essa e si ponevano tra le mammelle le uova per completare con il loro calore l'operazione cominciata dalla chioccia. 5.ASSECCÀ ‘O MARE CU ‘A CUCCIULELLA Ad litteram: prosciugare il mare servendosi della minuscola valva di una arsella Locuzione che, come la precedente significa: tentare un’impresa disperata, qui con l’aggravante di voler conseguire una cosa inutile oltreché impossibile: nessuno riuscirebbe, anche avendo a disposizione grandissimi mezzi, a vuotare il mare. BRAK

VARIE 17/86

1.AVENNO, PUTENNO, PAVANNO. Letteralmente: avendo, potendo, pagando. Strana locuzione napoletana che si compendia in una sequela di tre gerundi e che a tutta prima pare ellittica di verbo reggente, ma che sta a significare che un debito contratto, ben difficilmente verrà soddisfatto essendone la soddisfazione sottoposta a troppe condizioni ostative quali l'avere ed il potere ed un sottinteso volere, per cui piú correttamente il terzo gerundio della locuzione dovrebbe assumere la veste di verbo reggente di modo finito; ossia: pagherò quando (e se) avrò i mezzi occorrenti e quando (e se) potrò. 2.AVIMMO CASSATO N' ATU RICO 'A SOTT' Ô SUNETTO. Letteralmente: Abbiamo cancellato un altro verso dal sonetto, che - nella sua forma classica - conta appena 14 versi. Cioè: abbiamo ulteriormernte diminuito le nostre già esigue pretese. La frase è usata con senso di disappunto tutte le volte che mutano in peggio situazioni di per sè non abbondanti... 3.AVIMMO FATTO ASSAJE! Ad litteram: abbiamo fatto molto! Ironica locuzione, da intendersi in senso chiaramente antifrastico, che viene pronunciata come amaro commento da chi voglia far intendendere ad un suo ipotetico compagno di ventura di aver completamente mancato il comune centro prefissosi, e di non aver concluso nulla dell’intrapreso, anzi di essersi affaticati inutilmente in quanto il risultato del loro operato è stato completamente nullo e non si è ottenuto alcun risultato concreto, che se pure ci fosse, sarebbe cosí piccola cosa rispetto all’impegno profuso, da non esser tenuto in alcun conto. 4.AVIMMO FATTO TRENTA, FACIMMO TRENTUNO. Quando manchi poco per raggiungere lo scopo prefisso, conviene fare quell'ultimo piccolo sforzo ed agguantare la meta: in fondo da trenta a trentuno v'è un piccolissimo lasso. La locuzione rammenta l'operato di papa Leone X che fatti 30 cardinali, in extremis ne creò un trentunesimo. 5.AVIMMO FATTO: CUPINTE, CUPINTE: 'E CAVÉRE FORA I 'E FRIDDE DINTO. Letteralmente: abbiamo fatto cúpidi, cúpidi: i caldi (son restati) di fuori ed i freddi(sono entrati) dentro. Icastica espressione napoletana che fotografa una realtà nella quale stravolgendo la logica e l'attesa, si dia via libera a chi non è all'altezza della situazione e si lascia a bocca asciutta chi meriterebbe la priorità nel godimento di un quid (che - nella fattispecie - sono i favori di una donna).Tuttavia preciso che è inutile come che non significante la traduzione letterale; in senso ampio, come ò détto, la locuzione è usata per indicare l’incongruente azione di chi premi qualcuno oltre i propri meriti e al contrario lesini il plauso o il premio a chi invece spetterebbero; in senso piú strettamente letterale la locuzione si attaglia a quelle occasioni allorché spinti dalla cupidigia si siano concessi i favori di una donna a coloro che (freddi) non mostravano i necessarii requisiti fisici, e si siano erroneamente negati ai piú meritevoli caldi tenuti ingiustamente fuori sebbene mostrassero di essere adeguatamente... armati. Letteralmente, di solito, in napoletano la parola cupínto sta per Cupído, miticologico nume dell’amore; ma penso che riferirsi a lui per la locuzione in esame sarebbe errato, non esistendo un nesso tra il benevolo nume suddetto e l’errato, inesatto comportamento ricordato nella seconda parte della locuzione; ò reputato piú giusto pensare, nella fattispecie della locuzione, che il termine cupinte (pl. di cupinto), oltre a fornire una adeguata rima con il termine dinto, sia stato usato come corruzione del termine cúpido: bramoso, agognante, desideroso, quella brama o desiderio che può spingere all’errore.BRAK

domenica 22 gennaio 2017

VARIE 17/85

1.ASCÍ DÂ CAMMISA Ad litteram: Uscire dalla camicia. Id est: Provare stupore, meravigliarsi, stupirsi,allibire, sbigottire, rimanere di stucco, trasecolare cosí tanto da,per iperbole, saltar fuori dai proprî panni, onnicomprensivamente indicati con il termine camicia. 2.ASCÍ DÊ MMANE Ad litteram: Sgusciar via di mano. Id est: Perdere di autorità. Détto con riferimento a chi sia stato, per età o meriti in grado di affrancarsi e non si senta piú sottomesso all’autorità del genitore o dei maestri che incapaci di far valere ancóra la propria autorevolezza si vedono sfuggir di mano il figlio o l’allievo stanchi costoro di sottostare ad ordini o pressanti consigli. 3.ASCÍ DÔ SEMMENATO Ad litteram: Uscire dai limiti del seminato,superare i confini del solco. Id est: Superare i confini del lecito, del consentito. Espressione analoga alla precedente, ma usata con riferimento a chi nel suo eloquio si lasci andare scivolando, soprattutto in presenza di donne o minori, in incongrue espressioni becere, quando non addirittura indecenti, impudiche,oscene, scurrili, volgari, e triviali. 4.ASCÍ DÔ SPITALE Ad litteram: Uscire dall’ospedale. Id est: Mostrarsi in ottima forma, d’aspetto florido e curato quasi come chi fósse venuto fuori da una degenza ospedaliera, rimesso in una forma rigogliosa, prosperosa, sana. Espressione usata però spesso furbescamente in senso antifrastico per pigliarsi giuoco di chi sia d’aspetto emaciato. 5.ASCÍ P’ ‘A CAMPATA Ad litteram: Uscire al fine di provvedere al sostentamento giornaliero. Id est: Darsi da fare,adoperarsi in qualsiasi modo o con qualsivoglia attività produttiva lecita o non lecita pur di assicurare a sé ed ai proprî congiunti il pane quotidiano. BRAK

VARIE 17/84

1.ASCÍ A MMAZZATE Ad litteram: Dar corso a legnate id est: Passare alle vie di fatto, far sfociare una discussione in alterco o in acceso litigio pervenendo addirittura alle reciproche percosse; 2.ASCÍ A PPARIENTE Ad litteram: Uscire a parenti, a congiunti id est: Riscontrare con un proprio interlocutore inattesi od imprevisti vincoli parentali appalesatisi durante un colloquio, una discussione donde emergano comuni frequentazioni tali da far sospettare l’esistenza di legami, nodi, rapporti, relazioni non passeggeri o estemporanei, ma risalenti addirittura ad antenati, avi, ascendenti, progenitori comuni ; 3.ASCÍ 'A VOCCA ‘E CANE E FERNÍ 'MMOCCA Ê LUPE Ad litteram: scampare alla bocca dei cani e finire in quella dei lupi. Maniera un po' piú drammatica di rendere l'italiano: cader dalla padella nella brace: essere azzannati da un cane è cosa bruttissima, ma finire nella bocca ben piú vorace di un lupo, è cosa ben peggiore. 4.ASCÍ CU ‘E PIERE ANNANTE Ad litteram: Uscire con i piedi in avanti. Id est: Decedere, morire, defungere, trapassare ed essere messo nella bara per modo che la testa sia in alto ed i piedi all’estremità ed il feretro, la cassa da morto venga portata fuori dell’abitazione tenendone l’estremità inferiore in avanti e quella superiore indietro per modo che il defunto esca con i piedi davanti. 5.ASCÍ CU ‘O SCIORE ‘MMOCCA. Ad litteram: Uscire (per andare a sposare) con un fiore in bocca cioè tra i denti. La locuzione è usata per significare che la sposa è illibata, che va all’altare da inviolata. Per spiegarci l’espressione e comprenderne la semantica occorre tener presente che una illibata giovane che andasse in isposa dovesse mostrare anche esteriormente e nel proprio abbigliamento la castigatezza dei proprî costumi e poiché temporibus illis (fine ‘800, princípi ‘900) una donna che non fósse particolarmente morigerata soleva indossare abiti non esattamente sobri,modesti e verecondi, abiti con spacchi e scollature ampi e spesso usavano portare a mo’ di ornamento una rosa dal lngo gambo infilata tra i seni, di talché una giovane illibata e morigerata donna che andasse in isposa certamente non avrebbe indossato un abito meno che castigato senza spacchi o vertiginose scollature per modo che non avendo dove sistemare la rosa o fiore ornamentale, lo portava in mano e, per averle libere spesso lo teneva di tra i denti dimostrando cosí d’essere donna di costumi morigerati e di andare sposa da illibata, da inviolata.Va da sé che la cosa non costituiva una prova provata e talora la sposa uscita con il fiore in bocca, aveva invece di che nascondere.Rammento ancóra che l’espressione fu usata talora in maniera ironica con significato antifrastico in riferimento ad alcune ragazze che dovevano far ricorso a nozze riparatrici. BRAK

VARIE 17/83

1.ASCÍ ‘A DINT’Ô FFUOCO Ad litteram: Uscire di dentro il fuoco. Id est: Cavarsela in ogni circostanza. Lo si dice di persona accreditata d’essere in possesso di tante ottime qualità fisiche e/o morali da poter ricavare, ottenere buoni frutti in qualsiasi occasione restando per iperbole indenne anche nel passar tra le fiamme. 2.ASCÍ ‘A LL’UOCCHIE Ad litteram: Uscire dagli occhi. Id est: Empirsi di cibo, mangiare a sazietà, rimpinzarsi, satollarsi da esserne – per iperbole – cosí tanto pieni al punto che il cibo trovi quale via d’uscita le orbite oculari 3.ASCÍ ‘E TUONO Ad litteram: Andar fuor di tono. Id est: Eccedere, esagerare, strafare, passare il segno, calcare la mano. Détto di chi in una discussione, controversia, battibecco, o disputa che sia non sappia limitarsi, contenersi, moderarsi e superi, passando il segno, un corretto ed accetabile modo di esprimersi 4.ASCÍ A ‘MPAZZÍ Ad litteram: , Uscire di senno, risolvere (la propria vita) nella pazzia. Id est: ammattire, impazzire, scervellarsi, arrovellarsi, rompersi il capo (per qualcosa), perdere la testa(per qualcuno) ed anche per estensione semantica infatuarsi, appassionarsi, innamorarsi. 5.ASCÍ A CCHI SÎ TTU E CCHI SONGO I’ Ad litteram: Uscire a chi sei tu e chi sono io. id est: Litigare,altercare a parole, con sostenuta virulenza pur senza giungere alle mani con pugni, schiaffi, ceffoni, sberle, calci, pedate,ma mantenendo la discussione nel àmbito civile di chi intenda imporre con le sole parole la propria personalità e tenti di convincere il contendente del proprio buon diritto che dovrebbe scaturire dal solo fatto d’ essere persona piú autorevole, qualificata, accreditata, stimata, importante o influente,dell’ antagonista. BRAK

AGNELLO CON LE PATATE AL FORNO

AGNELLO CON LE PATATE AL FORNO ingredienti e dosi per 6 persone 2 kg di spezzato di groppa di agnello con l'osso, 2 kg di patate vecchie a pasta bianca, 1 bicchiere e mezzo di olio d'oliva e.v., 2 spicchi d'aglio mondati e tritati, mezza cipolla dorata mondata e tritata, , 3 cucchiai di pangrattato, 20 pomidoro d’’o piennulo, un rametto di rosmarino fresco, 1 bicchiere di vino bianco secco, sale fino e pepe nero q.s.. procedimento In una grande teglia di alluminio, che possa andar bene sia sulla fiamma di fornello che nel forno, si metta il bicchiere d'olio d'oliva e.v. , quindi si mettano i pezzi d'agnello ben lavati sotto acqua corrente ed asciugati. Si uniscano gli spicchi d'aglio mondati e tritati e gli aghi di rosmarino, distribuendoli su tutta la superficie della carne. Si ponga la teglia sulla fiamma alta di fornello e si faccia rosolare l'agnello nell'olio,dopo 10 minuti di cottura si unisca la cipolla mondata e tritata, quindi si pelino le patate e, dopo averle tagliate a spicchi grossi, si mescolino all'agnello, si condiscano ad libitum con il sale e il pepe, si mescolino ancora utilizzando una grossa spatola,ed infine si metta la teglia in forno già caldo a 220° e si faccia completare la cottura di agnello e patate, spruzzando dapprima col vino bianco e poi, se necessario, anche con un mestolino di acqua calda. 5 minuti prima di togliere l'agnello dal forno, si cosparga di pangrattato e si faccia rosolare sotto il grill. Vini: Corposi vini rossi campani (Solopaca, Aglianico, Piedirosso, Taurasi) serviti a temperatura ambiente. Mangia Napoli, bbona salute! raffaele bracale

AGNELLO E SALSICCIA CON I FUNGHI

AGNELLO E SALSICCIA CON I FUNGHI Ingredienti e Dosi per 6 persone: 1Kg. di salsiccia di maiale (a punta di coltello), 1 Kg. di groppa di agnello tagliato in grossi pezzi di cm. 5 x 3 x 2, 1/2 Kg. di funghi cardoncelli, 2 spicchi d' aglio mondati e tritati, ½ kg. pomidorini ciliegia, 1 etto di pecorino laticauda grattugiato, 1 bicchiere di olio d’oliva e.v.p.s. a f., sale fino e pepe nero q.s. procedimento: Porre in un tegame da forno ben unto d' olio, i pezzi di agnello lavati ed asciugati,i rocchi di salsiccia lavati e punzecchiati ed i funghi cardoncelli nettati e sfettati alla francese (taglio obliquo con lama posta a 45°). Aggiungere l' aglio sminuzzato, i pomidorini ciliegia tagliati in quattro, il sale, il pepe ed il pecorino grattugiato. Cospargere il tutto con olio e con due bicchieri d' acqua bollente ed infornare per un’ora a 220°. A metà cottura abbassare la temperatura portandola a 180°. Piatto gustosissimo in cui i sapori forti della salsiccia e dell’agnello son mitigati dal delicato sapore dei cardoncelli, pur in presenza del formaggio pecorino! Vini: Corposi vini rossi campani (Solopaca, Aglianico, Piedirosso, Taurasi) serviti a temperatura ambiente. Mangia Napoli, bbona salute! raffaele bracale