domenica 21 settembre 2014

BUCATINI ALLA VESUVIANA

BUCATINI ALLA VESUVIANA Ingredienti per 6 persone: • 600 gr. di bucatini • 1 grossa cipolla • 1 kg. di pomidoro freschi sbollentati e pelati o una scatola da un kg. di pomidoro pelati • 200 gr. di mozzarella • 100 gr. di provolone piccante in cubetti da ½ cm. di spigolo, • 1 bicchiere di olio d’oliva e.v.p.s. a f. • sale fino e pepe nero q.s. • basilico abbondante • 1 etto di olive nere denocciolate • ½ etto di capperi dissalati, lavati ed asciugati. Preparazione: Far soffriggere la cipolla e le olive nell’olio, appena sarà imbiondita, aggiungere i pomidoro freschi sbollentati e pelati, o il contenuto della scatola sgrondato del liquido di conservazione, il sale, il pepe e far cuocere circa mezz’ora. Lessare in abbondante acqua salata (7 litri circa) i bucatini e colarli al dente; tenendo la pentola con i bucatini su fiamma bassa, condire con la salsa, unendo i cubetti di provolone, i capperi, la mozzarella a dadini ed il basilico. Servire appena il formaggio comincia a filare. Vini: Corposi vini rossi campani (Solopaca, Aglianico, Piedirosso, Taurasi) serviti a temperatura ambiente. mangia Napoli, bbona salute! raffaele bracale

BUCATINI ALLA ENRICO CARUSO

BUCATINI ALLA ENRICO CARUSO Eccovi qui di sèguito la ricetta di un gustosissimo primo piatto, ricetta che la tradizione vuole fosse stata ideata da Enrico Caruso(Napoli, 25 febbraio 1873 † Napoli, 2 agosto 1921) che è stato, fuor di ogni dubbio, il piú grande tenore mondiale di tutti i tempi . È considerato infatti il tenore per eccellenza, per l’affascinante colore del suo timbro vocale e per la padronanza espressiva ed inconfondibile del porgere. Ancóra oggi le sue incisioni sia di brani lirici, che di canzoni napoletane e/o italiane (a malgrado delle inevitabili manchevolezza degli strumenti tecnici usati per produrle) lasciano l’ascoltatore stupefatto ed ammirato. Torniamo alla ricetta che la tradizione vuole fosse suggerita dal tenore partenopeo sia allo chef dell’ Hotel Vittoria di Sorrento che a quello dell’ Hotel Vesuvio di Napoli; il Vittoria di Sorrento ed il Vesuvio di Napoli erano gli alberghi che ospitavano il tenore quando reduce dai suoi successi trionfali e soggiorni all’estero tornava nella sua città per ritemprare le forze. Cosa che tuttavia non gli riuscí nell’agosto del 1921 (aveva solo 48 anni!), quando proveniente da Sorrento, era sceso all’ hotel Vesuvio nella speranza – purtroppo – vana di affidarsi alle mani dei famosissimi professori partenopei quali Cardarelli, Chiarolanza e Moscati che lo visitarono,sí ma nulla poterono contro il male devastante che in poche ore lo condusse alla morte. Torniamo alla ricetta: Ingredienti e dosi per 4 persone: 400g bucatini. 5 zucchine napoletane piccole verdi e sode, 2 polputi peperoni quadrilobati: 1 rosso ed 1 giallo, pomidoro pachino (ciliegini) 1/2kg, sale doppio un pugno, sale fino q.s., pepe nero q.s., basilico fresco alcune foglie, 1 etto di pecorino grattugiato, 1 spicchio d’aglio mondato e tritato finemente, 2 bicchieri di olio di semi per frittura, 1 bicchiere d’ olio extra vergine d'oliva Procedimento. Tagliare a rondelle (allo spessore di ½ cm.) le zucchine, distenderle per mezz’ora al sole su di un canevaccio, indi friggerle in una padella di ferro nero con olio di semi bollente e profondo e tenerle da parte in caldo; passare in forno caldo (200°) i peperoni, spellarli sotto un getto d’acqua fredda, eliminando torsoli, semi interni e costoline bianche, indi sfilettarli (in falde della grandezza d’un pollice); in un’ampio tegame soffriggere l'olio e.v. con l'aglio tritato.aggiungere le falde di peperoni cotti, i pomidoro pachino tagliati in quattro parti , pepe nero, sale e mezza tazza da latte d'acqua bollente e fare cuocere per 30 min.circa. A parte portare ad ebollizione abbondante (otto litri)acqua salata (pugno di sale doppio) e lessarvi al dente i bucatini; a pronta cottura scolarli accuratamente e metterli nella padella con il sugo già pronto, rimestandoli per tre minuti; indi versarvi le zucchine fritte, il basilico fresco spezzettato a mano ed il formaggio grattugiato e servire in tavola caldi di fornello. Vini: Corposi vini rossi campani (Solopaca, Aglianico, Piedirosso, Taurasi) serviti a temperatura ambiente. Mangia Napoli, bbona salute! e dicimmo tutte assieme: Grazie! a don Enrico Caruso! raffaele bracale

BUCATINI ALLA CAPRESE

BUCATINI ALLA CAPRESE Ingredienti e dosi per 6 persone 6 etti diBucatini interi, 5 etti di Pomidoro perini, 1 grosso Peperone giallo quadrilobato, 1 etto di Olive nere denocciolate, 1 ciuffo di Basilico, 1 bicchiere di Olio d'Oliva extravergine p. s. a f. , 1 spicchio d’ Aglio mondato e tritato, 1 etto di formaggio pecorino grattugiato, Sale fino e Pepe nero: q. s. Sale doppio un pugno Preparazione: Tuffate per qualche istante i pomodori perini in acqua in ebollizione, scolateli, poi eliminate la pellicina e i semi e tritateli grossolanamente. Ponete una padella al fuoco con tutto l'olio, unite l'aglio e, non appena sarà diventato color oro,tiratelo via ed unite il peperone in precedenza mondato, lavato e tagliato a cubetti. Lasciate rosolare questi ultimi per qualche minuto, poi unite la polpa di pomodoro, rimescolate e lasciate sobbollire per una decina di minuti a calore moderato. Condite allora con un po’ di sale e un po’ di pepe macinato al momento, quindi aggiungete le olive denocciolate, il basilico e infine lasciate terminare la cottura del condimento a calore dolce.Lessate al dente la pasta, in una pentola con abbondante acqua salata (pugno sale doppio) in ebollizione, scolatela ,versatela in una zuppiera calda e quindi conditela con il sughetto appena preparato,rimestate, spolverizzate con il pecorino grattugiato e infine servitela in tavola calda di fornello. Vini: secchi e profunati bianchi campani ( Solopaca, Capri, Ischia, Falanghina, Fiano, Greco di Tufo) freddi di frigo. Mangia Napoli, bbona salute! raffaele bracale

BUCATINE â CARRETTIERE

BUCATINE â CARRETTIERE bucatini alla carrettiere. ingredienti e dosi per 6 persone: 600 g di bucatini, 1 kg di pomidoro freschi,sbollentati pelati e tritati in piccoli pezzi, 1 trito abbondante di basilico con 3 spicchi d'aglio mondato, peperoncino piccante a pezzetti, ½ etto di ricotta salata di pecora stemperata con un cucchiaio d’acqua di cottura della pasta , 100 g di pecorino piccante grattugiato, 1 bicchiere e mezzo d'olio d'oliva e.v., sale grosso alle erbette un pugno, sale fino alle erbette ed una presa. procedimento Pelare e tagliare a pezzetti i pomidoro nettati e metterli in infusione per due ore in un’ampia terrina col trito d'aglio e basilico, con una presa di sale fino alle erbette e con pezzetti di peperoncino; lessare al dente in moltissima (8 litri) acqua salata( un pugno di sale grosso alle erbette) i bucatini spezzati in pezzi di circa 4 cm. A fime cottura scolarli ed amalgamarli velocemente (per non far perdere di calore) con la salsetta preparata prima, aggiungendo la ricotta salata stemperata ed il pecorino, impiattare e servire súbito. * sale fino o doppio alle erbe sale fino o doppio alle erbe cioè mescolato con un trito finissimo di salvia, aglio, maggiorana, pepe, chiodi di garofano, sedano, cipolla, erba cipollina, prezzemolo, timo tritati e miscelati nella giusta proporzione al sale per avere in un solo gesto gli aromi e la giusta sapidità Vini: Corposi vini rossi campani (Solopaca, Aglianico, Piedirosso, Taurasi) serviti a temperatura ambiente. mangia Napoli, bbona salute! raffaele bracale

PRURITO

PRURITO Prendo spunto da una richiesta pervenutami dall’amico F.T. (al solito, motivi di riservatezza mi impongono di riportar solo le iniziali di nome e cognome di chi mi scrive per sollecitar ricerche) circa l’argomento sub 3) per parlare genericamente del s.vo in epigrafe 1)Prurito = di per sé s.vo m.le [dal lat. pruritus -us, der. di prurire «prudere»]. – Particolare sensazione cutanea che induce a grattarsi, provocata da cause diverse, sia esterne (fisiche, chimiche, parassitarie) sia interne (tossiche, nervose, medicamentose), oppure sintomo di determinate malattie della pelle, o da cause indeterminate; nel napoletano, usato sic et simpliciter, vale eccitazione sessuale [cfr. tené ‘o prurito, ô viecchio lle prore ‘o cupierchio]. 2)Prurito ‘e capa= capriccio, grillo, voglia improvvisa e bizzarra, ghiribizzo, uzzolo analogo al verrizzo (cfr. alibi); espressione che nella parlata napoletana serve ad indicare onnicomprensivamente le bizze, i capricci stizzosi,le stravaganze, le voglie irrazionali di donne ed estensivamente anche quelle lussuriose, libidinose degli uomini; 3)Prurito ‘e naso= espressione riferita [nella morfologia coniugata: Lle prore ‘o naso da rendersi Gli prude il naso ] ad un cattivo soggetto, aduso a ricorrere a sotterfugi, e dal quale è bene tenersi alla larga per non esser coinvolti in azioni disdicevoli. Si tratta di una locuzione molto datata alla cui base c’è una aneddoto che aveva quale protagonista un amante o un ladro che colto in flagrante fu costretto a nascondersi in un fienile; l’allergia alle graminacee gli provocò un gran prurito al naso che sfociò in copiosi starnuti, per cui fu sentito, catturato ed ucciso. Per il vero non ci sono documenti che lo attestino; è molto probabile invece che in origine la faccenda riguardasse un ladro maldestro, che nascostosi in un fienile, a sèguito dei suoi starnuti venne scoperto, catturato e bastonato; successivamente la fantasia popolare trasformò il ladro in un amante di una giovane ragazza, figliuola di un facoltoso signorotto ed addirittura si pretese che una volta scoperto nel suo rifugio fósse stato preso e fosse stato ucciso dal genitore della ragazza circuita. In ogni caso sia che si trattasse di un ladro, sia che invece fósse un amante, il cattivo soggetto cui prude il naso è un tipaccio da cui tenersi lontano, come è bene non aver frequentazioni con tipi accreditati di prurito al naso. Preciso che l’espressione Lle prore ‘o naso non va confusa con quella che recita: Lle fete ‘o naso (Gli puzza il naso) che è riferita a chi abbia atteggiamento da guappo cui salta la mosca al naso per un nonnulla, o a chi è tanto furbo da "subodorare" e capire al volo le situazioni pericolose da cui tenersi lontano. 4)Prurito ‘e mazzo= espressione riferita essenzialmente ai ragazzi un po' troppo vivaci ed irrequieti ritenuti addirittura[ cfr. l’altra locuzione: tené ‘e fruvole dint’ô mazzo] titolari di fuochi artificiali allocati nel sedere, fuochi che con il loro scoppiettio e/o prurito costringono i ragazzi a non stare fermi, anzi a muoversi continuamente per assecondare gli scoppiettii e/o il prurito. 5)Prurita vesta espressione che non fa alcun riferimento ad abito che inducesse a grattarsi; si tratta invece della corruzione popolare del motto latino pro vita vestra con il quale un tempo si soleva formulare una sorta di ringraziamento a cnclusione delle rituali frasi augurali in un brindisi:” saluta vosta!” ,”Aró va!”,” Prurita vesta!” E qui giunto mi fermo convinto d’avere esaurito l’argomento, d’aver adeguatamente risposto al quesito dell’amico F.T. e sperando d’avere interessato i miei consueti ventiquattro lettori.Satis est. R.Bracale Brak

sabato 20 settembre 2014

MALATICCIO & dintorni

MALATICCIO & dintorni Ancóra una volta prendo spunto da una richiesta fattami dal caro amico N.C.,del quale per problemi di riservatezza posso solo indicare le iniziali di nome e cognome, amico che è uno dei miei abituali ventiquattro lettori e che spesso si sofferma a leggere le mie paginette sparse qua e la ed ancóra piú spesso mi sfida a dimostrare la maggior ricchezza del lessico napoletano a petto di quello nazionale; questa volta la sfida/richiesta che mi lancia è dovuta forse a deformazione professionale perché l’amico (medico) mi à chiesto se in napoletano esistono piú voci per rendere quello che in italiano è malaticcio; atteso che nel lessico partenopeo ci sono a dir poco piú di venti voci che lo rendono, gli ò già dimostrato la maggior ricchezza del napoletano a petto dell’italiano e risposto positivamente alla sfida/richiesta e quindi mi accingo a parlare della voce italiana in epigrafe,dei suoi pochi sinonimi per poi illustrare quelle che le rendono in napoletano e mi dico molto contento della richiesta perché mi darà modo di spiegare alcune parole napoletane antiche e disusate, ma grandemente icastiche. Inizio ordunque con il dire che in italiano la voce malaticcio non à che pochissimi sinonimi che illustrerò ultra; per ora soffermiamoci su malaticcio/a agg.vo m.le o f.le cagionevole di salute; predisposto alle malattie; affetto da malanni ricorrenti o cronici, ma non gravi: un bambino malaticcio; un soggetto malaticcio. voce derivata da malato (dal lat. male habitu(m)→male(habi)tu(m)→malatu(m)→malato, che ricalca il gr. kakôs écho¯n 'che sta male') con l’aggiunta del suffisso iccio/a suffisso derivativo e alterativo di aggettivi, che continua il lat. -iciu(m)/ icia(m) ed esprime diminuzione, imperfezione, approssimazione e sim., per lo piú con valore peggiorativo e spregiativo (bruciaticcio, gialliccio, malaticcio, raccogliticcio, rossiccio); si ritrova anche in alcuni sostantivi con valore piú o meno limitativo. Posto che in italiano, come ò détto non è dato riscontrare che pochi sinonimi di malaticcio,e sono soltanto tre voci: malandato/a, macilento/a, cagionevole che son però molto piú generici e di piú ampio campo applicativo (i primi due infatti non riguardando prettamente la salute), passerò súbito ad illustrare le molte voci del lessico partenopeo, dopo d’aver – per completezza – reso ragione anche di malandato/a, macilento/a e di cagionevole; malandato/a agg.vo m.le o f.le mal ridotto, in cattivo stato: essere assai malandato in salute; un libro, un mobile malandato. etimologicamente è il part. pass. di malandare ( composto di mal ed andare); macilento/a agg.vo m.le o f.le magro, emaciato: una figura sparuta e macilenta. (per ampiamento semantico) cagionevole di salute; si presume infatti che chi sia magro, emaciato lo debba essere a causa di malattia; voce dal lat. macilentu(m), deriv. di macies 'magrezza'. cagionevole agg.vo m.le e f.le che è di costituzione debole, gracile, facilmente soggetta a malattie: salute cagionevole, di salute malferma, di debole complessione, facile ad ammalarsi: una giovinetta gracile e cagionevole. etimologicamente è voce denominale di cagione che nel significato di ciò che è origine,causa, occasione,ragione, motivo di qual cosa tra cui anche malanno o malattia è dal lat. (oc)casione(m)→cagione. E veniamo demum al napoletano dove troviamo: acciaccato/a agg.vo m.le o f.le ammalato in preda ad acciacchi, tormentato, afflitto da frequenti e fastidiosi malesseri e malanni; etimologicamente è il part. pass. di acciaccare ( denominale di acciacco che è dallo sp. achaque,marcato sull'ar. s-aka'afflizione'); acciaccuso/acciaccosa agg.vo m.le o f.le sinonimo del precedente, ma d’uso piú letterario che del parlato; etimologicamente è un denominale di acciacco addizionato del suffisso di pertinenza uso/osa che continuano i lat. osus/osa→uso/osa; acceputo e acceppecuto/a agg.vo m.le o f.le doppia morfologia d’un unica voce; la seconda è ottenuta con un’epentesi sillabica espressiva (pec) sulla prima voce che etimologicamente è il part. pass. di accepí (che è ricavato quale denominale da cippus→cip(p)us con prostesi di un ad intensivo); il significato delle voci in esame è in primis stremato, debole,immobile; poi per estensione semantica raggricciato per malessere fisico, gracile, delicato, indebolito, languido, deperito atteso che chi non abbia la forza di muoversi e resti immobile tal quale un ceppo deve – con ogni probabilità – questa sua mancanza di forze, questa debolezza generale dell'organismo ad un malessere, una indisposizione, un malore,una malattia; ammaluto/a agg.vo m.le o f.le in primis sfiancato, sfinito, spossato, fiaccato, stracco; poi per ampiamento semantico malfermo/a di salute, infermo, ammalato, sofferente,invalido atteso che chi sia spossato, fiaccato etc. lo deve quasi certamente a malattia, infermità, male, malanno, morbo, invalidità etc. etimologicamente è il part. pass. di ammalí verbo denominale di male con prostesi di un ad intensivo: ad male→ammale→ammalí; appagliaruto/a agg.vo m.le o f.le in primis sfiancato, sfinito; poi per ampiamento semantico deperito, emaciato, pallido,isterilito,sfiorito, seccato tal quale la paglia secca, cioè dell'insieme degli steli disseccati dei cereali già mietuti e battuti che non ànno piú la forza della spiga; etimologicamente è il part. pass. di appagliarí verbo denominale di paglia←palea(m) con prostesi di un ad intensivo: ad palea(m)→appaglia→appagliarí; cachetteco/a agg.vo m.le o f.le in primis affetto da cachessia, da grave deperimento fisico poi per estensione semantica e figuratamente, come nel caso che ci occupa privo di forza, debole, malalridotto,sfiancato, sfinito; etimologicamente è voce dal lat. tardo cachectĭcus, (gr. καχεκτικός)con raddoppiamento espressivo per assimilazione regressiva della consonante occlusiva dentale sorda (t); alla radice cachect→cachett è stato aggiunto il suff.-icus→ico/a/ oppure eco/a suffisso di aggettivi di origine latina (-icum) o tratti in italiano da sostantivi, che indica genericamente relazione, appartenenza; dellicato/a agg.vo m.le o f.le 1 che dà un'impressione di finezza, di morbidezza, di piacevole leggerezza: ‘na pella dellicata(una pelle delicata); ‘nu panno, ‘nu suono, n’addore, ‘nu culore dellicato(un tessuto un suono, un profumo,un colore delicato; magnà dellicato(cibo delicato), leggero, facile da digerire; 2 facile a guastarsi, ad alterarsi: ‘nu cungegno dellicato (un congegno delicato) | 3 (per estensione come nel caso che ci occupa)gracile, cagionevole: tené ‘o vernecale dellicato(avere lo stomaco delicato); essere dellicato ‘e salute(esserecagionevale di salute). 4 che richiede tatto, prudenza, abilità: ‘na facenna dellicata,’nu fatto dellicato (una questione delicata;un impegno delicato) | ‘nu tasto dellicato (un tasto delicato), (fig.) un argomento che va trattato con discrezione, con tatto | ‘nu mumento dellicatoun momento delicato, una situazione difficile, critica 5 discreto, fine, gentile: ‘nu penziero dellicato(un pensiero delicato);’na dimanna poco dellicata ( una domanda indiscreta) ' palato dellicato(palato delicato), dotato di particolare sensibilità; etimologicamente è voce dal lat. delicatu(m), influenzato dal pl. deliciae 'delizia'al cui tema delic(i) è aggiunto il suff. ato suffisso, che continua il lat. -atus, proprio del part. pass. dei verbi in -are, spesso usato anche come aggettivo e sostantivo, e inoltre presente in aggettivi e sostantivi derivati, come nel caso che ci occupa, da altri sostantivi; da notare il raddoppiamento espressivo (tipico del parlato) dellaconsonante laterale alveolare (l); jetteco/a agg.vo m.le o f.le malaticcio, deperito, prostrato; stentato tisico, etico; perdonatemi il piglio polemico, ma mi corre l’obbligo di dire súbito che etimologicamente il verbo jettà = gettare, buttare non c'entra nulla con il sostantivo in esame checché ne dica qualche sprovveduto che indegnamente si arroga il diritto di stare tra gli addetti ai lavori o afferma di meritare un posto fra gli esperti del napoletano; e ciò perché il termine in esame nel significato di malaticcio, tisico, etico deriva dritto per dritto dal greco hektikòs 'continuo, abituale' (con riferimento alla febbre che continuamente tormenta l’etico, il tisico); a sua volta hektikòs è da héxis 'stato, condizione abituale' (da échein 'avere'); malepatuto/a agg.vo m.le o f.le che, chi vive stentatamente, di salute assai cagionevole per effetto di privazioni, debole, malaticcio, delicato, fragile, vulnerabile a causa di stenti, ristrettezza, povertà, indigenza; etimologicamente è il part. pass. di malepaté/malepàtere ( derivato dall’agglutinazione di male con l’infinito pàtere/paté=patire dal lat. volg. *patíre→pàtere(con ritrazione dell’accento) , per il class. pati 'soffrire, subire'; mazzacuoglio o mazzacuogno/mazzacogna s.vo ed agg.vo m.le o f.le in primis quale s.vo, peneo, grosso gambero commestibile che pur vivendo in fondali fangosi è solito attestarsi spesso a non eccessiva profondità in prossimità degli scogli lasciandosi pescare abbastanza facilmente; per traslato come agg.vo del caso che ci occupa debole, malaticcio, delicato, fragile, vulnerabile esposto, indifeso; per la verità la voce resiste solo nel significato primitivo di crostaceo (ed in tal senso è attestato anche come mazzancuoglio/mazzancuogno/mazzancogna), mentre nel significato traslato la voce è del tutto desueta e nell’accezione riportata di debole etc. non è presente se non nel vecchio, ma preziosissimo calepino di Raffaele D’Ambra. Al proposito dirò che è difficile (infatti nessuno,neppure quelli piú versati tra gli addetti ai lavori sul napoletano,si è mai peritato di affrontare l’argomento), ma non impossibile cogliere il rapporto semantico tra i significati di mazzacuogno/mazzacogna= grosso gambero commestibile e quello dimazzacuogno/mazzacogna= malaticcio, delicato, fragile, vulnerabile esposto, indifeso; il rapporto semantico tra tali diversi significati è da cercarsi, a mio fermo avviso (e ne ò ricevuto il consenso incondizionato,per le vie brevi dall’amico avv.to Renato de Falco, famoso esperto del napoletano e della napoletanità in genere), dicevo che il rapporto semantico tra tali diversi significati è da cercarsi, nel fatto che come il grosso gambero commestibile si lascia pescare abbastanza facilmente,una volta che improvvidamente sia asceso dai fondali a gli scogli, dimostrandosi troppo vulnerabile, esposto ed indifeso,ugualmente esposto, indifeso e vulnerabile è colui/colei che sia malaticcio/a, delicato/a, fragile; etimologicamente la voce è un’agglutinazione di mazza+ cuogno (che di per sé dal lat. congius varrebbe barile, ma) che qui è solo una storpiatura/corruzione di cuollo→cuoglio poi cuogno e ciò perché il gambero à una cresta molto pronunciata con punta cefalica triangolare al sommo del carapace tale da apparire fornito d’un’arma (mazza) portata poggiandola sull’ipotetico collo; miccio s.vo m.le e poi agg.vo m.le e solo m.le quantunque sia ipotizzabile, ma non attestato, come agg.vo un un f.le miccia; come s.vo m.le lucignolo, stoppino, piccola treccia di fili che, messa nell'olio delle lucerne o nel corpo delle candele, viene accesa e mantiene la fiamma; come agg.vo m.le debole, fioco, affilato, macilento,malmesso malaticcio, cagionevole, ammalato; etimologicamente la voce in esame non à nulla da spartire con il s.vo italiano miccio voce espressiva onomatopeica che sta per ciuco, somaro, ma è una derivazione dal fr. mèche, che è dal lat. volg. micca, per il class. myxa 'luminello, stoppino'); il passaggio semantico tra lucignolo, stoppino ed i significati aggettivali si coglie tenendo presente che sia colui/colei che è malmesso/a malaticcio/a, cagionevole, ammalato/a, sia un lucignolo o uno stoppino sono ugualmente sottili deboli, affilati etc.; ‘ntesecato/a o ‘ntesato/a agg.vo m.le o f.le doppia morfologia per un unico vocabolo: la seconda forma è quella originale, mentre la prima (poi però piú usata nel parlato soprattutto della città bassa)nacque – come vedremo parlando dell’etimologia – dall’incrocio della voce originaria (teso) con un’altra voce(tiseco); in primis e letteralmente irrigidito, disteso (in terra), poi debole, intirizzito, rattrappito, gelato, congelato come chi non abbia forze per tirarsi su e mettersi dritto; trattando dell’etimologia mi soffermerò dapprima su‘ntesato/a che – come ò già détto fu la forma originaria quale part. pass. dell’infinito ‘ntesà = tendere, irrigidire; ‘ntesare/à è un deverbale derivato da in→(i)n→’n (donde l’esigenza del segno d’aferesi(‘) anteposto alla n + il part. pass. teso di tendere (dal lat. tendere, corradicale di teníre 'tenere'); quando poi ‘ntesato/a si incrociò con tiseco (dal lat. phthisicu(m)→, (ph)thisicu(m), dal gr. phthisikós) agg.vo che in napoletano vale sia rigido che malato di tisi si pervenne a ‘ntesecato/a e gli si diedere le medesime accezioni di ‘ntesato/a; patuto agg.vo e s.vo m.le e solo m.le quantunque ipotizzabile benché non usato un f.le patuta; voce dai molteplici significati: come agg.vo come nel caso che ci occupa 1 cagionevole, malaticcio, delicato; 2 fragile, vulnerabile; come s.vo 1 appassionato di un’arte o di un’attività es.: è patuto p’ ‘a fotografia e p’ ‘o pallone (è appassionato di fotografia e giuoco del calcio); 2 cascamorto; intuitivo per tutte le accezioni il collegamento semantico tra i varii significati tutti riconducibili alla delicatezza e/o fragilità della salute,e/o il languore e la svenevolezza delle passioni; etimologicamente è il part. pass. di paté/pàtere ( derivato dal lat. volg. *patíre→pàtere(con ritrazione dell’accento) , per il class. pati 'soffrire, subire'; peliénto/pelènta agg.vo m.le o f.le in primis chi sia estremamente magro/a,pallido/a; per estensione chi sia affetto da malanni ricorrenti o cronici, per il fatto che chi sia estremamente magro/a,pallido/a debba quasi certamente tale magrezza e pallore a malanni reiterati o cronici; etimologicamente è voce dal lat. pallĕnte(m)→ peliento con riduzione espressiva a scempia della doppia consonante laterale alveolare (l) e tipica dittongazione della ĕ o intesa tale; sbrígnulo/sbrígnola antico e desueto agg.vo m.le o f.le in primis e letteralmente detto di pasta e di fibre tessili quali canapa e lino: tritato,percosso,sbriciolato, gramolato; per estensione macilento/a, pallido/a,emaciato/a, smilzo/a,mingherlino/a smunto/a, scarno/a, denutrito/a, scheletrico/a, gracile, sciupato/a a causa di ripetuti e ricorrenti malanni che percuotono quasi a mo’ di gramola l’individuo rendendolo ad un dipresso,sbriciolato,trito etc. ; la voce è un deverbale dello spagnolo desbriznar =sbriciolare, secondo il seguente percorso morfologico: desbriznar→(de)sbriznar→(de)sbrignar→(de)sbrign(ar)→sbrignulo/sbrignola con aggiunta del suffisso olo→ulo/ola che continuando il lat. olu(s)/a,è l’elemento che unito ad aggettivi o sostantivi forma alterati con valore diminutivo o vezzeggiativo , oppure (come nel caso che ci occupa), stabilisce una relazione, una provenienza; scellato/a agg.vo m.le o f.le in primis e letteralmente privato delle ali, ferito nelle ali,con le ali rotte o prive di penne; per estensione chi sia sofferente, afflitto, dolente affetto da cronici malanni invalidanti,tal quale un uccello che ferito nelle ali,con le ali rotte o prive di penne perde le sue capacità di librarsi in volo;nell’accezione estensivala voce è accompagnata quasi sempre dall’avverbio bbuono (molto)es.:puveriello, chill’amico sta bbuono scellato!(poverino quell’amico è molto malmesso); etimologicamente è voce denominale di scella = ala (dal lat. axilla(m)→(a)xilla(m)→scilla→scella con deglutinazione della a iniziale intesa articolo);da notare che la voce conserva la morfologia di un part. pass. quantunque non sia attestato un verbo scellare di cui scellato/a potrebbe essere il participio passato; síseto/séseta antico e desueto agg.vo m.le o f.le in primis e letteralmente sbreccato, lesionato,inservibile riferito alle stoviglie in coccio; per estensione sensibile, delicato,fiacco, cagionevole debole, esile, fragile; etimologicamente piú che da una lettura metatetica del greco seistòs→sisetòs= agitato, scosso,opto con il Rohlfs per una derivazione da un lat.parlato *sensitu(s)(carens) invece di sensu(s)(carens)=insensibile come che debole, fiacco etc.; smaciato/a antico e desueto agg.vo m.le o f.le in primis e letteralmente magro, patito, smunto per estensione macilento, sciupato, scavato a causa di continue malattie; etimologicamente è voce denominale del lat. macies 'magrezza' epperò conserva la morfologia di un part. pass. di un non attestato *smaciare da un lat.parlato exmaciare per il class. emaciare,; spàlleto/a antico e desueto agg.vo m.le o f.le in primis chi sia estremamente pallido/a, smagrito/a; per estensione chi sia affetto da malanni ricorrenti o cronici, e sia per ciò stesso pallido ed addirittura terreo in volto; etimologicamente è voce derivata attraverso la prostesi della (s) intensiva partenopea dal lat. pallente(m)→spalle(n)te(m)→spàlleto con ritrazione dell’accento; spepuliato/a o spapuliato/a. antico e desueto agg.vo m.le o f.le dalla doppia morfologia che chiarirò; in primis debole, macilento, gracile, debole come il pepe che svaporato, manchi ormai della sua forza piccante; per estensione delicato, indebolito, languido, fiacco,privo di vigore poi che affetto da malanni ciclici o cronici etimologicamente è voce in morfologia di part. pass. derivato dall’incontro del verbo spapulià/spappulià=spappolare con il s.vo pepe fornendo un non attestato, ma icastico spepolare→spapuliare/spepuliare donde il ns. spepuliato/a o spapuliato/a. E qui giunto penso proprio d’avere ad abundantiam risposto alla richiesta/sfida dell’amico N.C.,d’averlo accontentato o quanto meno interessato e con lui anche qualche altro dei miei 24 lettori. Satis est. R.Bracale

MAGNARSE ‘A REZZA D’ ‘O CORE

MAGNARSE ‘A REZZA D’ ‘O CORE L’espressione in epigrafe che ad litteram vale: Mangiarsi la rete del cuore, nutrirsi del pericardio è un’icastica quantunque iperbolica locuzione usata in riferimento all’incresciosa situazione psicologica, interiore di chi esacerbato, irritato, da qualcuno a cui non riesca a rispondere, rendendogli pan per focaccia o di cui non riesca o non si possa liberare o ancóra in riferimento all’incresciosa situazione di chi sia arrabbiato, stizzito per qualcosa a cui non possa porre o sia incapace di porre rimedio e nell’un caso e nell’altro si macera, si tormenta, affligge o angustia nel proprio essere quasi consumandosi e sino quasi ad iperbolicamente nutricarsi del proprio pericardio; il tutto per significare quanto (per colui che si sente quasi costretto ad agire come nell’espressione in epigrafe) siano insopportabili, fastidiosi, irritanti, indisponenti, seccanti, molesti, fastidiosi gli avvenimenti o la persona che lo affliggono, lo tormentano lo angariano al segno che l’oppresso, incapace di trovare una soluzione positiva che lo soddisfi finisce per sfogare la propria rabbia repressa su se stesso nutrendosi addirittura, iperbolicamente del proprio pericardio. In coda a tutto quanto détto preciso che la locuzione in epigrafe non va confusa con altra, a prima vista simile, ma che è – come dirò – molto diversa e che suona: MAGNARSE ‘O CORE A PPEZZULLE; questa ultima che vale: Mangiarsi il cuore a pezzetti infatti non fa riferimento alla situazione di chi si tormenta, affligge o angustia nel proprio essere perché non riesce a contrastare qualcuno o qualcosa che lo irriti, incollerisca, stizzisca, indispettisca o sdegni ma – al contrario – configura il proponimento di quell’esacerbato che invece di macerarsi subendo inerte , intenda reagire e minacci l’antagonista vero o figurato di volersene iperbolicamente mangiare il cuore ridotto dapprima a pezzettini per comodità di deglutizione. magnarse è l’infinito riflessivo del verbo magnà (magnare) etimologicamente forma metatetica del francese manger originata dal latino manducare incrociata con una voce popolare (gnam, gnam) di tipo onomatopeico. rezza s.vo f.le 1 rete a maglie fittissime, usata per lavori di ricamo 2 rete da pesca.3 (come nel caso che ci occupa) pericardio,membrana sierosa che riveste il cuore, omento, peritoneo, membrana sierosa che avvolge la massa gastrointestinale con riferimento in primis a quello del maiale. voce dall’acc. lat. retia neutro pl. del sg. rētĕ( =rete); core s.vo m.le cuore 1 (in primis.) organo muscolare cavo a forma di cono, situato nella parte mediana della cavità toracica, con l'apice rivolto a sinistraè centro motore dell'apparato circolatorio; 2 (estens.) la parte del petto dove sta il cuore 3 (fig.) la sede degli affetti, dei sentimenti e delle emozioni; la parte più intima dell'animo; 4 (fig.) ardimento, coraggio; 5 qualsiasi oggetto a forma di cuore: core ‘e Maria [cuore di Maria], (bot.) pianta ornamentale con fiori rossi a forma di piccoli cuori (fam. Papaveracee) 6 il centro, la parte centrale o più interna di qualcosa (anche fig.) voce dal nom. lat. cor pezzulle = pezzetti s.vo m.le pl. del sg. pezzullo =pezzetto; pezzullo è il diminutivo del s.vo piezzo 1quantità, parte non determinata, ma generalmente piccola, di un materiale solido; 2 parte, porzione di un tutto, frammento;3 pezzo, parte,rattoppatura (piú spesso però, in tal senso al femm. pezza); etimologicamente pezzullo è ottenuto partendo dal maschile piezzo che al f.le è pezza ambedue dal lat. medioevale pettia di origine celtica, attestata nel lat. parlato anche come petia e pecia; da notare che la forma maschile comporta rispetto al femminile la dittongazione popolare e→ ie in sillaba seguita da due consonanti come altrove cappiello←cappello, castiello←castello etc.;al s.vo m.le piezzo è aggiunto il suffisso –ullo; ollo/a –ullo sono suffissi diminutivi di s.vi ed aggettivi; ambedue continuano il lat. ullus/a suffisso nato aggiungendo –ulus a termini in ur ottenendo dapprima urulus poi contratto in -ullus; l’esito fu –ollo/-olla in Toscana ed –ollo/-olla oppure ullo in Campania ed Abbruzzo ed –ullu/-uddu nell’estremo mezzogiorno. Brak