mercoledì 16 aprile 2014

BRASCIULETTE PUVERELLE

BRASCIULETTE PUVERELLE involtini poverelli Ingredienti e dosi per 6 persone: versione colorata: 8 – 10 etti di fettine di vitello (polpa di spalla) spesse non piú di 1 cm., 2 etti di lardo di fianco (o pure di pancia) tagliato a macchina (fettine sottili) 1 cipolla dorata ed una carota tritate finemente 1 ciuffo di prezzemolo lavato, asciugato e tritato finemente, una tazza da tè di passato di pomodoro 1 cucchiaio di strutto, ½ bicchiere d’olio d’oliva e.v.p.s. a f., sale fino e pepe nero q.s. Cospargere le fettine (piccole!) di carne con sale e pepe, arrotolare e lasciar riposare una notte in frigo. Srotolarle, mettere una fetta o due di lardo, riarrotolare, chiudere con filo o un curadenti, far rosolare in olio, strutto, cipolla e carota aggiungere poi il passato di pomodoro, sale e pepe e finire di cuocere aggiungendo due bicchieri d’acqua bollente. Spolverizzare con il trito di prezzemolo e servire, bagnando con il fondo di cottura. versione bianca: 8 – 10 etti di fettine di vitello (polpa di spalla) spesse non piú di 1 cm., 2 etti di lardo di fianco (o anche di pancia!) tagliato a macchina (fettine sottili) 1 cipolla dorata ed una carota tritate finemente 1 ciuffo di prezzemolo lavato, asciugato e tritato finemente, 3 cucchiai di pisellini freschi o in iscatola o surgelati, 1 cucchiaio di strutto, ½ bicchiere d’olio di oliva e.v. p.s. a f. sale fino e pepe nero q.s. Cospargere le fettine (sottili!) di carne con sale e pepe, arrotolare e lasciar riposare una notte in frigo. Srotolare, mettere una fetta o due di lardo, riarrotolare, chiudere con il filo, far rosolare in olio, strutto, cipolla e carota aggiungendo infine i pisellini, sale e pepe e finire di cuocere aggiungendo due bicchieri d’acqua calda Spolverizzare con il trito di prezzemolo e servire, bagnando con il fondo di cottura. vini: per la versione colorata: Corposi vini rossi campani (Solopaca, Aglianico, Piedirosso, Taurasi) serviti a temperatura ambiente. per la versione bianca: secchi e profunati bianchi campani ( Solopaca, Capri, Ischia, Falanghina, Fiano) freddi di frigo. Mangia Napoli, bbona salute! raffaele bracale

TARALLO

TARALLO Tarallo s.vo m.le biscotto a forma di ciambella tipico dell'Italia meridionale: dolce, se condito con zucchero e semi d'anice o verniciato di naspro; rustico, se condito con sugna e pepe o altro. Trattasi chiaramente di un meridionalismo, attese le regioni (tutte meridionali: Campania, Abruzzo, Calabria e Puglia) dove vengono prodotti tali tipici biscotti. Voce penetrata nel lessico dell’italiano vista la gran diffusione peninsulare ( per esportazione dalle regioni produttrici) della ciambella che va sotto il nome di tarallo. Quanto all’etimo della voce a margine non vi sono certezze e si vaga nel campo delle ipotesi; tutti i calepini a mia disposizione (e non son pochi), a cominciare dal D.E.I. nicchiano o si rifugiano dietro il solito pilatesco etimo incerto, cosa che mi procura attacchi d’orticaria;non so dire chi l’abbia formulata ma esiste un’ipotesi che riferirebbe la voce tarallo al greco toros (= toroide); personalmente ipotizzo il latino torus (= toro: modanatura inferiore della colonna,cordone); semanticamente in ambedue i casi (etimo greco o etimo latino) ci si troverebbe nel giusto atteso che sia la forma del toroide che quella del toro di colonna, richiamano quella a ciambella del tarallo,mentre è alquanto complicato spiegare la morfologia della parola; ora posto che in linguistica non sono importanti gli adattamenti vocalici (o→a) che si possono tranquillamente accettare, è un po’ piú complesso spiegare da dove salti fuori quel suffisso allo a meno che (ed è questa la mia ipotesi!), a meno che questo allo non sia un adattamento locale di un originario suffisso diminutivo ello←ellus prorio dei sostantivi con tema in r; oppure un adattamento metaplasmatico ed espressivo di un originario suffisso diminutivo olo←olus;accettando una delle due ipotesi si potrebbe ritenere il tar-allo un piccolo(cfr. il suff.ello→allo oppure olo→alo→allo) cordone (torus); dopo lungo almanaccare, mi son fatto convinto di questa idea, quantunque neppure la grammatica del RHOLFS faccia menzione di questi adattamenti di suffisso... In ogni caso, se si accettasse, per l’etimo di tarallo la mia idea di tor-(us) + il suff. ello→allo oppure olo→alo→allo forse si potrebbe , indegnamente, dare scacco persino al D.E.I. che al proposito di tarallo elencò una sequenza di ipotesi giudicandole tutte però improponibili o non perseguibili..., con la sola eccezione, (forse!,al dire dei compilatori), di una voce macedone: dràmis = focaccia, voce che però il curatore della lettera T (Giovanni Alessio) ipotizzò debba leggersi in modo paleograficamente corretto dràllis. Stimo, e quanto! G. Alessio, ma – nella fattispecie – penso che si fosse esibito in un doppio salto mortale (senza rete), pericoloso esercizio in cui, mancandomi forza e coraggio(lèggi: preparazione) non mi sento di seguirlo! Ed in ogni caso i passaggi morfologici da dràmis a dràllis e da questo a tarallo d’acchito non si còlgono ed è comunque son duri da cogliere; tuttavia almeno per il secondo passaggio (dràllis→tarallo) ne ipotizzo un possibile percorso: dràllis→tràllis→tarallis→tarallo con adozione della consonante occlusiva dentale sorda (t) in luogo della corrispondente sonora (d) ed epentesi eufonica vocalica con inserzione di un suono (a) nel digramma tr→tar ! Per il passaggio da dràmis a dràllis attendo umilmente e molto interessato lumi da chiunque me li possa fornire! Raffaele Bracale

martedì 15 aprile 2014

SCIORBA DI CIPOLLE GRATINATA

SCIORBA DI CIPOLLE GRATINATA Nota introduttiva 1 –l’antica e desueta voce sciorba deriva, nel significato di zuppa, dall’arabo-persiano sciorbah o tsciorbach dove trae origine da un tema verbale sciaríba= bere in quanto trattasi di zuppa molto liquida; con il medesimo termine sciorbah o tsciorbach in Turchia si indica una lenta vivanda a base di riso. 2 – questa sciorba (zuppa) di cipolle, che alla cucina napoletana è pervenuta probabilmente attraverso i cuochi francesi( i famosi monzú (cosí li chiamarono i napoletani storpiando la parola monsieur) cioè quei cuochi d’oltrealpi chiamati a Napoli dalla regina Maria Carolina, al tempo(1768) delle proprie nozze con Ferdinando IV Borbone-Napoli, per migliorare la cucina napoletana ritenuta troppo semplice, se non addirittura povera), cuochi che a loro volta – a quel che pare – avessero fatto propria una antica ricetta toscana del ‘500, che si mangiava accompagnata da fette di pane toscano abbrustolito. Come per tante altre ricette, si dice che fosse stata Caterina de' Medici a portare quella prelibatezza in Francia, (quando andò in sposa nel 1533 a Enrico II d'Orléans re di Francia) dove venne trasformata nella tanto rinomata "soupe à l'oignon" arrivta aNapoli a seguito dei monzú la soupe divenne sciorba e perse il burro, sostituito dallo strutto. 3. Occorre tuttavia ricordare che già prima del 1768 e del 1533 la zuppa di cipolle era pietanza conosciutissima in tutta l’area mediterranea e presso gli antichi egiziani era molto usata soprattutto per il suo potere afrodisiaco al segno che era vietata ai sacerdoti e religiosi in generale come cibo capace di scatenare improvvisi impulsi sessuali. Ingredienti e dosi per 6 persone 1, 500 kgr di cipolle dorate sbucciate ed affettate sottilmente, 1 costa di sedano verde mondata, lavata e tritata finemente, 1 etto di strutto, 50 gr di farina 1 litro e mezzo di brodo da 2 dadi vegetali, 12 fette di pane casareccio tostato in forno 2 etti di caciocavallo piccante grattugiato grossolanamente, 1 etto di grana grattugiato Procedimento In una pentola antiaderente, a fuoco basso, fate imbiondire in quasi tutto lo strutto contemporaneamente le cipolle mondate ed affettate ed il sedano tritato finemente, mescolando di tanto in tanto per non farle attaccare al fondo. Quando incominciano a prendere un po' di colore aggiungete la farina e mescolatele per un minuto; per ultimo aggiungete il brodo. Fate cuocere per 30 minuti. Nel frattempo spezzettate ogni fetta di pane tostato in 3 parti e con esse parti foderate andando ad esaurimento del pane, il fondo di 6 ciotole individuali di terracotta da forno o pirofiline con un mestolo versate sopra un po' della minestra di cipolle, una manciata di caciocavallo piccante e ripetete per tre volte questa operazione e sull'ultimo strato oltre al grana aggiungete qualche fiocco di strutto. Ponete a forno preriscaldato (180°) le ciotole o pirofile e lasciatele gratinare fino a quando si sarà formata una crosticina dorata. Vini: Corposi vini rossi campani (Solopaca, Aglianico, Piedirosso, Taurasi), stappati un’ora prima di usarli e possibilmente scaraffati e serviti a temperatura ambiente Mangia Napoli, bbona salute!Scialàteve e dicíteme: Grazzie! raffaele bracale

SCIORBA ‘E FAVE SECCHE E CECORIA

SCIORBA ‘E FAVE SECCHE E CECORIA (zuppa di fave secche e cicoria) chello ca ce vo’ pe 4 perzone 300 gramme ‘e fave secche lavate sotto a ‘nu striepeto d’acqua fredda, 600 gramme (piso lisso) ‘e cecoria ammunnata e llavata, duje spicule d’aglio ammunnato e ntretato finu fino, ‘nu puparunciello percante (piccante)lavato, asciuttato e grabbato (inciso) p’ ‘o lluongo, sale duppio ‘ddoje vranchetelle, sale fino e ppepe janco mmacenato a ffrisco q.c.n.v. ‘nu bicchiere d’uoglio ‘auliva dunciglio, 8 felle ‘e pane casareccio arruscate ô tiesto, Comme se fa Lavà ‘e ffave e metterle a bbagno pe seje o sett’ore dinto a ‘na zupperella d’acqua fredda; scularle e metterle a ccocere a ffuoco doce pe ‘nu paro d’ore dinto a ‘na cazzarola cu ‘nu litro d’acqua fredda salata cu ‘na vranchetella ‘e sale duppio;appena cotte passà tutto dinto a ‘nu mmiscratore, agnadí miezu bicchiere d’uoglio e ‘nu spiculo d’aglio, accuncià ‘e pepe e e siffulà a vvelocità sumèra (a bassa velocità)nfi’ a uttené ‘na crema críceta e malacosa; Fraditanto pulezzà ‘e ccecorie, sciacquarle e àrverle dinto a ppoca acqua accunciata cu ‘na vranchetella ‘e sale duppio; scularle e ripassarle dinto a ‘na tiella cu mmiezu bicchiere d’uoglio, ‘nu spiculo d’aglio ntretato e ‘nu puparunciello percante (piccante)lavato, asciuttato e grabbato (inciso) p’ ‘o lluongo, Regnere quatto zupperelle ‘e terracotta cu dduje cuppine ‘e crema ‘e fave e appujarve ‘mmiezo ‘na bbona frucchettata ‘e cecoria repassata; serví cauda ‘e fuculare chesta sciorba accumpagnata cu ‘e ffelle ‘e pane casareccio arruscate ô tiesto. Vino: asciutte e profumate janche nustrane ( Solopaca, Capri, Ischia, Falanghina, Fiano, Greco ‘e Tufo) fridde ‘e jacciaja o ‘e ‘rotta. Magna Napule, bbona salute! Scialàteve e cunzulàteve ‘o vernecale!! Raffaele Bracale

ZUPPA ‘E COZZECHE CU ‘O RRUSSO

ZUPPA ‘E COZZECHE CU ‘O RRUSSO (zuppa di cozze con salsa forte di peperoni) NOTA La zuppa di cozze con salsa forte alla napoletana è un tipico piatto partenopeo, ed è una delle ricette piú utilizzate per la preparazione delle cozze, dopo l’impepata di cozze, ma prima di dare la ricetta di questa tipica zuppa di cozze con pomidoro e salsa forte di peperoni occorre ricordare che pur essendo un piatto servito tutto l’anno nei ristoranti del centro storico, ed alcuni sono famosi proprio per la preparazione di questo piatto, nella zona tra Porta Capuana e Porta Nolana, a ridosso della Stazione Centrale, essa zuppa viene consumata a Napoli tradizionalmente, in alternativa alla zuppa di lumache, quale pranzo del giovedí santo,prima di dedicarsi al sacramentale struscio. Mette conto ricordare donde derivi questa tradizione. Essa viene di lontano e precisamente dal tempo di Ferdinando I di Borbone( Napoli, 12 gennaio 1751 – †Napoli, 4 gennaio 1825); questo monarca, che era golosissimo di pesce e di frutti di mare e segnatamente delle cozze che lui stesso pescava nelle acque sotto Posillipo e spesso soleva farsele approntare in maniera piuttosto sontuosa con una ricetta di sua invenzione (cozzeche dint’â connola), volle accettare l’ammonimento del padre domenicano Gregorio Maria Rocco (Napoli, 4 ottobre 1700 †Napoli, 2 agosto 1782, frate domenicano, molto noto sia tra il popolo che a corte, che si prodigava a Napoli e provincia in opere di assistenza e di apostolato per alleviare la sofferenza di poveri ed emarginati e per combattere il vizio in tutte le sue forme), volle – dicevo – accettare l’ammonimento del frate che gli consigliava di non eccedere con peccati di gola, almeno durante la settimana santa. Il monarca, furbescamente, per non rinunciare alle sue cozze tanto gradite ordinò ai cuochi di ammannirgli, il giovedí santo, prima di recarsi a via Toledo per lo struscio di rito, i mitili con una preparazione meno sontuosa e si fece servire in tavola la zuppa di cozze con pomidoro e salsa forte di peperoni. La notizia uscí dalle cucine di palazzo e si diffuse per la città e da quel giorno non vi fu piú, dapprima fra la borghesia e poi tra tutto il popolo, chi seguendo l’esempio del re si facesse mancare quella gustosa zuppa. Successivamente il popolo basso sostituí le costose cozze con le piú economiche lumache e si contentò d’ una zuppa di lumache (ciammarruche), preparata con il medesimo sugo di quella di cozze. Gli ingredienti che compongono la ricetta della zuppa di cozze alla napoletana sono pochi e semplici: cozze, pelati, aglio prezzemolo,salsa forte di peperone. Ne do le quantità per sei persone: Cozze 3 kg., Pomidori pelati 6 etti, 4 spicchi d’aglio mondati e tritati finemente, 1 bicchiere e mezzo di olio d’oliva extravergine prima spremitura a freddo, pane biscottato o freselle spezzettate 6 etti, salsa forte di peperoni (‘o rrusso) 1 etto e mezzo, 1/2 bicchiere di vino bianco secco, un gran ciuffo di prezzemolo lavato asciugato e tritato finemente, sale fino q.s. pepe nero macinato a fresco q.s. procedimento Lavare e spazzolare decisamente le cozze eliminando bisso ed incrostazioni; sistemarle in un ampio tegame incoperchiato con il trito di 2 agli mondati , senza aggiungere acqua o altro liquido ed a fuoco vivace farle aprire aggiungendo alla fine poco pepe nero macinato a fresco; prelevare dalle valve i frutti sistemandoli in una terrina coperti con il liquido che le cozze, aprendosi avranno prodotto; tale liquido dovrà essere filtrato con un colino di garza a trama fitta per trattenere eventuali impurità. In un altro tegame fare dorare nell’olio altri due spicchi di aglio tritato, unire i pomodori pelati tagliati a pezzi, allungare con il mezzo bicchiere di vino e fate cuocere il tutto per dieci minuti, dopodiché aggiungere i mitili sgusciati con il loro liquido rilasciato precedentemente filtrato, e far restringere il sugo a fiamma vivace per cinque minuti. Sistemare sul fondo di ciotole possibilmente di coccio il pane biscottato o le freselle spezzettate e versarvi la zuppa cospargendo ogni porzione con il trito di prezzemolo ed irrorandole a filo con la salsa forte di peperone sciolta in un pentolino a fuoco dolce. Vini: secchi e profumati bianchi campani ( Solopaca, Capri, Ischia, Falanghina, Fiano, Greco di Tufo) freddi di frigo. Mangia Napoli, bbona salute! Scialàteve e cunzulàteve ‘o vernecale! raffaele bracale

BUCATINE â CARRETTIERE

BUCATINE â CARRETTIERE bucatini alla carrettiere. ingredienti e dosi per 6 persone: 600 g di bucatini, 1 kg di pomidoro freschi,sbollentati pelati e tritati in piccoli pezzi, 1 trito abbondante di basilico con 3 spicchi d'aglio mondato, peperoncino piccante a pezzetti, ½ etto di ricotta salata di pecora stemperata con un cucchiaio d’acqua di cottura della pasta , 100 g di pecorino piccante grattugiato, 1 bicchiere e mezzo d'olio d'oliva e.v., sale grosso alle erbette un pugno, sale fino alle erbette ed una presa. procedimento Pelare e tagliare a pezzetti i pomidoro nettati e metterli in infusione per due ore in un’ampia terrina col trito d'aglio e basilico, con una presa di sale fino alle erbette e con pezzetti di peperoncino; lessare al dente in moltissima (8 litri) acqua salata( un pugno di sale grosso alle erbette) i bucatini spezzati in pezzi di circa 4 cm. A fime cottura scolarli ed amalgamarli velocemente (per non far perdere di calore) con la salsetta preparata prima, aggiungendo la ricotta salata stemperata ed il pecorino, impiattare e servire súbito. * sale fino o doppio alle erbe sale fino o doppio alle erbe cioè mescolato con un trito finissimo di salvia, aglio, maggiorana, pepe, chiodi di garofano, sedano, cipolla, erba cipollina, prezzemolo, timo tritati e miscelati nella giusta proporzione al sale per avere in un solo gesto gli aromi e la giusta sapidità Vini: Corposi vini rossi campani (Solopaca, Aglianico, Piedirosso, Taurasi) serviti a temperatura ambiente. mangia Napoli, bbona salute! raffaele bracale

lunedì 14 aprile 2014

MARMAGLIA, GENTAGLIA, CIURMAGLIA ETC.,

MARMAGLIA, GENTAGLIA, CIURMAGLIA ETC., Questa volta prendo spunto da una richiesta fattami da un caro amico: P.G.,del quale per problemi di riservatezza posso solo indicare le iniziali di nome e cognome, amico facente parte della Ass.ne Ex Alunni del Liceo classico G.Garibaldi di Napoli, che è uno dei miei abituali ventiquattro lettori e che spesso si sofferma a leggere le mie paginette sparse qua e la; dicevo che prendo spunto da una sua richiesta (relativa ad una desueta parola napoletana: ‘na mmorra) per parlare delle voci italiane in epigrafe ed illustrare a seguire quelle che le rendono in napoletano e sono molto contento della richiesta perché mi darà modo di illustrare alcune parole napoletane antiche e disusate, ma grandemente icastiche.Cominciamo dunque illustrando le voci dell’italiano dove troviamo: accozzaglia, s.vo collettivo f.le riferibile a persone e/o cose 1insieme disordinato di persone o cose: un'accozzaglia di delinquenti; un'accozzaglia di oggetti. 2turba confusa di persone spregevoli, o massa discordante di cose: 'accozzaglia di gente varia d’età e di sesso; un’'accozzaglia di vasellame e posate spaiati. etimologicamente la voce è (attraverso l’uso del suff. aglia (che deriva dal lat. -alia, neutro pl., e forma sostantivi che ànno valore collettivo, spesso, come nel caso che ci occupa, spregiativo)) un deverbale di accozzare (= mettere insieme senza ordine persone o cose) derivato di cozzare giacché in origine accozzare significò unire con violenza; a sua volta cozzare è un deriv. di cozza, variante di coccia, nel sign. di 'testa'in quanto l’urto violento si pensava avvenisse fra due o piú teste); ciurma, s.vo f.le collettivo f.le riferibile solo a persone 1 equipaggio di una nave (oggi per lo piú spreg.) | il personale delle tonnare 2 (st.) l'insieme degli schiavi e dei forzati che stavano ai remi nelle galere: ciurma scapola, i rematori non incatenati 3 (fig.) stuolo di gente chiassosa o ciarliera; 4 in Sicilia, il complesso degli operai di una miniera. etimologicamente voce dal lat. celeusma 'canto dei rematori', che è dal gr. kéleusma 'comando, battuta per dare la cadenza ai rematori'; ciurmaglia, s.vo f.le collettivo f.le riferibile solo a persone 1 moltitudine di gente turpe, infame, abominevole 2 equipaggio rabberciato di una carretta del mare (nave o qualsiasi altro mezzo di trasporto vecchio e malandato) etimologicamente anche questa voce è dal lat. celeusma con l’aggiunta del suff. spregiativo aglia; gentaglia, s.vo f.le collettivo f.le riferibile solo a persone Raduno, adunanza, consesso di gente spregevole, accolta di persone (anche poche) di mentalità e costumi volgari. etimologicamente questa voce è dal s.vo gente (che è dal lat. gente(m)) con l’aggiunta del suff. spregiativo aglia; marmaglia, s.vo f.le collettivo f.le riferibile solo a persone 1 insieme di gente deprecabile, turpe, spregevole; 2 (scherz.) gruppo chiassoso di bambini o ragazzi etimologicamente questa voce è dal fr. marmaille (è riconoscibile il suff. spregiativo lat. alia→aille= aglia), deriv. di marmot 'bambino, marmocchio'; plebaglia, s.vo f.le collettivo f.le riferibile solo a persone voce spreg. plebe, maramaglia. La parte peggiore della plebe, o la plebe vista nei suoi aspetti peggiori: le grida, le intemperanze della p.; con valore piú chiaramente soggettivo: tutti gli altri, per lui, non sono che plebaglia; etimologicamente questa voce è dal s.vo plebe (che è dal lat. lat. plíbe(m)) con l’aggiunta del consueto suff. spregiativo aglia; feccia, s.vo f.le s.[pl. -ce] 1 deposito melmoso lasciato dal vino sul fondo della botte per sedimentazione, e contenente i sali di potassio e di calcio dell'acido tartarico | bere il calice sino alla feccia, (fig.) sopportare ogni amarezza fino all'estremo limite 2 (estens.) ogni residuo che si sedimenta sul fondo di recipienti contenenti liquidi 3 (fig.come nel caso che ci occupa) la parte peggiore di qualcosa: la feccia della società 4 (ant. al pl., o anche al sg.), le feci, cioè gli escrementi umani: E molta feccia il ventre lor dispensa (Ariosto). etimologicamente questa voce è dal lat. volg. *faecea(m), deriv. del class. faex faecis 'feccia, sedimento'; teppa, s.vo f.le collettivo f.le riferibile solo a persone la feccia, la gentaglia, la canaglia di una città, di un ambiente urbano. Si tratta di un termine che, dal nome della Compagnia della teppa, società di giovinastri e malviventi milanesi dediti a prepotenze e bagordi, costituitasi intorno al 1817 e stroncata dalla polizia nel 1821, è passato nell’uso di tutta Italia per indicare la malavita delle grandi città, o un insieme qualsiasi di persone che facciano atti di violenza o di vandalismo: mescolarsi con la t.; s’era unito con la peggiore t. del paese; la t. cittadina aspettava il primo segno di affievolimento del potereper agire indisturbata. Etimologicamente questa voce è da collegarsi al termine dialettale milanese tepa= muschio con riferimento ed allusione ai prati di Piazza Castello di Milano, dove la Compagnia della teppa era solita radunarsi. Esaminate ed esaurite cosí le voci dell’italiano, passiamo a quelle del napoletano partendo da quella che à sollecitato la stesura queste paginette; ed abbiamo morra/mmorra, s.vo f.le in primis, con il s.vo in esame (che è dal greco myríos(attraverso il fr. mourre)= gran moltitudine) si indica la mandria,il branco, l’armento; per traslato poi si indica spregiativamenteuna torma, uno stuolo,una schiera, un’orda di persone che facciano consorteria e tengano un comportamento precipitoso, imprudente, avventato, impulsivo, frettoloso, affrettato, abborracciato, raffazzonato, sciatto, approssimativo, trasandato, chiassoso; rammento che dal s.vo in esame nel napoletano è stato ricavato l’a.vo ammorrone/a oppure ammurrone/a, agg.vi m.li o f.li aggettivi che corrispondono ad un dipresso a gli italiani precipitoso/a, imprudente, avventato/a, impulsivo/a, frettoloso/a, affrettato/a , ma che in realtà trovano il migliore corrispondente in abborracciatore/trice, impreciso/a, vago/a, approssimativo/a, superficiale, nessuno dei quali però ripete l’aggancio semantico della voce napoletana che, molto icasticamente collega un comportamento precipitoso, imprudente, avventato, impulsivo, frettoloso, affrettato, abborracciato, raffazzonato, sciatto, approssimativo, trasandato, chiassoso e scomposto come quello tenuto dalle bestie di media o piccola taglia (bovini ed ovini) allorché raccolte in mandrie (mmorre) si muovono in maniera disordinata, scomposta, caotica; cananèa, s.vo f.le voce desueta canea, vociare continuato e crescente indistinto, ma fastioso di un gruppo turbolento di individui chiassosi e scomposti; vociare fatto ad imitazione quasi del latrare d’una muta randagia di cani ; rumore che fanno piú persone parlando ad alta voce o gridando: se senteva’a luntano ‘na cananèa pe tutto ‘o vico(si sentiva in lontananza un vociare per tutto il vicolo); dâ chiazza arrivava ‘na cananèa ‘e guagliune ca jucavano a ppallone(dalla piazza veniva un vocío sempre crescente di ragazzi che giocavano a pallone); per sineddoche il gruppo delle persone che che producono quel vociare;etimologicamente è voce denominale di cane (lat. cane(m)) da questa voce napoletana, per sincope cananèa→ca(na)nèa, la lingua ufficiale à appunto ricavato canèa di significato analogo; chiorma, s.vo f.le 1 ciurma (oggi per lo piú in senso spregiativo) 2 (fig.) moltitudine di gente spregevole; in tale accezione la voce è accompagnato quasi sempre da uno specificativo: ad es.: ‘na chiorma ‘e fetiente ‘na chiorma ‘e mariuole etc.(una ciurma di fetenti – una ciurma di ladri etc.); etimologicamente la voce è dal lat. celeusma→c(e)leu(s)ma→chieuma→chioma→chiorma con epentesi di una r eufonica; a sua volta celeusma è marcato sul gr. kéleusma 'comando, battuta per dare la cadenza ai rematori'; maniata, s.vo f.le dai numerosi significati: 1)toccamento,palpeggiamento,stazzonamento,perquisizione 2)(ed è il caso che ci occupa)gruppo, riunione, raduno, adunanza, consesso, assemblea; accolita di persone spesso spregevoli; come il precedente lemma anche questo in esame nel senso sub 2 è accompagnato da uno specificativo, ad es.: ‘na maniata ‘e zezzuse, ‘na maniata ‘e ‘mbrugliune etc.(un’accolita di sporcaccioni, -un consesso di imbroglioni etc.);etimologicamente la voce in esame è un deverbale di maniare=palpare,toccare, stazzonare verbocostruito sil s.vo manus= mano che semanticamente nel sign. sub 1) è presente nel fatto che toccamenti,palpeggiamenti,stazzonamenti operquisizioni vengon operati usando le mani; d’altro canto il s.vo manus= mano semanticamente è chiaramente presente nel sign. sub 2) per il fatto che i componenti di un gruppo,una riunione,un raduno, un’adunanza, un consesso, un’assemblea, un’accolita di persone spregevoli nella maggior parte dei casi son cosí tanto affiatati, compatti, solidali, uniti tra di loro da poter esser metaforicamente contenuti e/o raccolti in/con una sola mano; maneca, s.vo f.le da piú di un significato: 1) manico (di un oggetto) 2) manica (di un capo di vestiario 3) (ant.) schiera militare 4) (ed è il caso che ci occupa) combriccola, cricca,gruppo, riunione, raduno di persone poco raccomandabili; etimologicamente la voce è dal lat. manica(m), deriv. di manus 'mano'; il sign. 3 si spiega con l'uso, proprio del XVI secolo, di disporre, a scopo di difesa, due schiere di moschiettieri ai lati di uno squadrone centrale, come fossero due braccia ai lati di un corpo; il sign. 4 (che ci occupa) à all’incirca la medesima spiegazione in quanto un tempo ogni prepotente,tiranno, despota, soverchiatore era solito incedere portando a scopo di difesa, due schiere di guardie del corpo, guardaspalle, gorilli, sicarî, sgherri, scherani come se fossero le braccia del proprio corpo; mappata, s.vo f.le da piú di un significato: 1)quantità di cose che può esser contenuta in un tovagliolo annodato; 2)accozzaglia 3) (fig.ed è il caso che ci occupa)cricca, combriccola, consorteria, congrega, combutta, conventicola di persone malfamate; in tale accezione la voce in esame è spesso accompagnata da uno specificativo ad es.: ‘na mappata ‘e cafune, ‘na mappata ‘e scieme etc.(un’accolita di villani, -un consesso di sciocchi etc.);etimologicamente la voce in esame è un denominale del lat. mappa=tovagliolo; matta, s.vo f.le dal triplice significato; nel 1°e 2° è però desueto, mentre vive ancóra nel 3° in primis 1 branco, mandria; 2(figur. e spreg.ed è il caso che ci occupa) banda, manica, combriccola, genía di cattivi soggetti; 3 particolare carta da giuoco cui, nel popolare giuoco d’azzardo italiano détto sette e mezzo, si puó assegnare qualsiasi valore; etimologicamente la voce in esame nell’accezione originaria sub 1 ed in quella figurata sub 2 deriva da un lat. med. macta(bestiarum)=mandria di bestie; nell’accezione sub 3 è voce da far risalire allo sp. mata, nome di un gioco di carte; mazzamórra s.vo f.le voce desueta in primis 1 gran torma, armento numeroso; 2(figur. e spreg.ed è il caso che ci occupa) vasta accolita,riunione moltitudine, congerie di cattivi soggetti; etimologicamente la voce in esame è formata dall’unione (in funzione intensiva) del s.vo matta→mazza nell’accezione sub 1),or ora esaminata,con il s.vo morra (cfr. antea) mazzamurro, s.vo m.le voce desueta in primis 1 piccola torma, contenuto armento; 2(figur. e spreg.ed è il caso che ci occupa) piccola accolita,contenuta riunione, congerie di cattivi soggetti; etimologicamente la voce in esame è formata come la precedente dall’unione (in funzione intensiva) del s.vo matta→mazza nell’accezione sub 1),or ora esaminata,con il s.vo morra (cfr. antea); nella voce in esame però si è ricavato un metafonetico maschile murro←morra per render maschile il s.vo mazzamorra e farlo diventare mazzamurro e ciò perché mazzamorra indicò una gran torma, un armento numeroso, mentre con mazzamurro si indicò piccola torma, contenuto armento secondo il noto criterio del napoletano per il quale un oggetto (o cosa quale che sia) è inteso, se maschile, piú piccolo o contenuto del corrispondente femminile; abbiamo ad . es. ‘a tavula (piú grande rispetto a ‘o tavulo piú piccolo ),‘a tammorra (piú grande rispetto a ‘o tammurro piú piccolo ), ‘a cucchiara(piú grande rispetto a ‘o cucchiaro piú piccolo), ‘a carretta (piú grande rispetto a ‘o carretto piú piccolo ); fanno eccezione ‘o tiano che è piú grande de ‘a tiana e ‘o caccavo piú grande de ‘a caccavella scamunea/eja/èra s.vo f.le icastica, ma desueta voce antica dalla triplice morfologia e dal doppio significato 1 scammonia, erba il cui appiccicoso estratto veniva usato quale purgante; 2 (figur. e spreg.ed è il caso che ci occupa) gentaglia, marmaglia, bordaglia, scarto, accolita di monelli, discoli, malandrini adusi se non a delinquere a procurar danni. etimologicamente la voce nella triplice morfologia è dal lat. scammonĭa/scammonĕa marcata sul greco skammonia; nel napoletano si è preferito per questioni espressive adottare la consonante nasale bilabiale (m) scempia piuttosto che quella doppia etimologica, doppia che avrebbe dato alla voce un’aggressività non auspicabile in un... purgante; il collegamento semantico tra l’erba scammonia e l’accolita di monelli scamunea/eja/èra si coglie proprio mettendo a confronto l’appiccicosità dell’estratto erbaceo e l’unione quasi appiccicaticcia che tiene uniti la combriccola dei monelli, oltre che dal fastidio degli effetti lassativi prodotti dall’erba scammonia e da quello di taluni danni procurati scamunea/eja/èra dei monelli. E potrei far punto qui ma mi sovviene che è possibile (a margine e completamento di quanto ò già scritto circa le voci marmaglia etc.), prendere in esame, come faccio, qui di sèguito dapprima le voci dell’italiano e poi quelle del napoletano che si riferiscono a particolari tipi di adunanze o unioni di piú persone per conseguire, dichiaratamente e non, scopi illeciti. In italiano abbiamo brigata, s.vo. f.le 1 gruppo di persone che si riuniscono per lo più a scopo di divertimento: una brigata di buontemponi; essere della brigata, far parte della compagnia | prov. : poca brigata, vita beata, in pochi si sta meglio 2 (mil.) unità tattica dell'esercito costituita da due o tre reggimenti, attualmente anche di armi e specialità diverse | (ant.) banda di armati: far brigata, raccogliersi in armi 3 gruppo di combattenti irregolari organizzati in formazioni armate: le brigate partigiane | Brigate internazionali, quelle, composte da volontari di vari paesi, che operarono in difesa della repubblica durante la guerra civile spagnola (1936-1939) | Brigate nere, quelle fasciste nel periodo della Repubblica sociale italiana (1943-1945) | Brigate rosse, quelle dei terroristi di estrema sinistra operanti in Italia negli anni '70 e '80 4 gruppo di persone che si riuniscono non piú a scopo di divertimento, ma a fini truffaldini: una brigata di imbroglioni; 5 (ant.) famiglia. voce etimologicamente deverbale di brigare= tentare con tutti i mezzi, anche illeciti, di raggiungere uno scopo; il verbo fu direttamente dal catalano bregar =infastidire,molestare, imbrogliare (senza passare attraverso il s.vo briga =noia, fastidio, molestia, maneggio, imbroglio); combriccola, s.vo. f.le 1 (spreg.) contenuta unione di piú persone per scopi volutamente illeciti; cricca: una combriccola di lestofanti 2 (fam.) gruppo, comitiva di persone,... voce etimologicamente derivata (seguendo il percorso cum→com+bricco(ne)+ ola(f.le di olo secondo elemento, dal lat. olus/ola che unito ad aggettivi o sostantivi forma alterati con valore diminutivo o vezzeggiativo)) quale appunto denominale da briccone (= persona scaltra, malvagia, senza scrupoli) per il quale una sostanziosa scuola di pensiero pensa – epperò non so con quanta esattezza, (attesa un’evidente differenza semantica di cui dirò) – pensa dicevo ad un antico francese bric = stolto; tale idea non mi convince punto poi che trovo che semanticamente siano addirittura agli antipodi la persona scaltra, astuta, malvalgia indicata con la voce briccone e lo stolto dell’ antico francese bric e mi fa meraviglia che una considerazione tanto ovvia non sia stata fatta da nessuno dei numerosi linguisti che accolgono l’idea che briccone provenga dall’antico francese bric; molto piú perseguibile m’appare l’idea che briccone abbia una relazione di filiazione o fraternità con l’ant. alto tedesco brëcho= offensore, perturbatore,predone, malfattore; un’altra scuola di pensiero pensa per briccone ad un accrescitivo (cfr. il suff. one) di bricco antica voce etimologicamente pare ricostruito su di un termine settentrionale bricca=luogo scosceso, dirupo; bricco valse nel linguaggio regionale furfante ma a mio avviso è molto forzato il collegamento semantico tra il furfante di bricco ed il dirupo di bricca; a questo punto penso proprio che delle tre proposte la migliore via etimologica di briccone sia quella dell’ant. alto tedesco brëcho= offensore, perturbatore,predone, malfattore; consorteria, s.vo. f.le 1 nel medioevo, gruppo di famiglie nobili associate nella difesa di interessi comuni; 2 (spreg.) fazione di loschi individui o pure gruppo politico o economico che perseguono i propri... illeciti interessi; etimologicamente voce denominale dell’agg.vo consorte che è dal lat. consorte(m), comp. di cum 'con' e sors sortis 'sorte'; propr. 'che partecipa della stessa sorte'; combutta, s.vo. f.le 1 mescolanza di cose varie ed indistinte, unite alla rinfusa; 2 (per est., spregiativamente come nel caso che ci occupa)unione di piú persone che perseguono un fine poco chiaro o disonesto: una combutta di imbroglioni; fare combutta, entrare in combutta con qualcuno. etimologicamente la voce è un deverbale di buttare (dal fr. ant. bouter, provenz. botar, di orig. germ.) con prostesi di con (=gettare/ta insieme) ad indicare un miscuglio; compagnia, s.vo. f.le di vario significato 1 l’intrattenersi insieme con altri; il non essere soli; per estens., la persona o le persone con cui si è insieme: cercare, amare, evitare la compagnia; essere in buona, in cattiva compagnia; dolce compagnia, quella della persona amata; dama di compagnia, donna al servizio di una signora aristocratica e/o facoltosa, con il compito di assisterla e intrattenerla | (ant.) familiarità, intimità, alleanza, lega | complemento di compagnia, (gramm.) quello che esprime relazione di compagnia con essere animato (p. e. passeggiare col cane) 2 gruppo di persone che si riuniscono per conversare, discutere, divertirsi; insieme di compagni, di amici: un'allegra compagnia; una compagnia di giovani, di persone anziane '... e compagnia bella, (fam.) e via dicendo, e così via; ((per est., spregiativamente, come nel caso che ci occupa)unione, gruppo di piú persone che che si riuniscono per perseguire fini fraudolenti, sleali, truffaldini; 3 gruppo di artisti e tecnici scritturato per eseguire spettacoli: compagnia teatrale, drammatica; compagnia stabile 4 società commerciale, che in genere opera nel campo dei trasporti o delle assicurazioni: la Compagnia delle Indie; la Compagnia dei vagoni letto; compagnia di bandiera, società di navigazione aerea o marittima che rappresenta ufficialmente lo stato a cui appartiene 5 ordine religioso, confraternita: Compagnia di Gesú, l'ordine dei gesuiti 6 (mil.) reparto intermedio tra il plotone e il battaglione, al comando di un capitano | compagnia di ventura, dal sec. XIV al XVI, banda di soldati mercenari guidata da un condottiero 7 (ant.) corporazione di lavoratori. etimologicamente la voce è un denominale di compagno che è dal lat. mediev. companio nom., comp. di cum 'con' e un deriv. di panis 'pane'; propr. 'chi mangia il pane con un altro'; conventicola, s.vo. f.le s. f. 1(lett.) riunione segreta di poche persone; 2(estens.e spregiativamente come nel caso che ci occupa)) ristretto gruppo di persone che persegue interessi di parte, spec. se in modo illecito; consorteria: conventicole accademiche; etimologicamente la voce è dal lat. conventicula, neutro pl. di conventiculum 'riunione, capannello', deriv. di convenire←cum-venire 'trovarsi insieme'; conciliabolo. s.vo. m.le 1 adunanza, conversazione segreta o appartata (tenuta per fini illeciti o comunque oscuri, sospetti); 2 per metinomia il gruppo delle persone che tengono quella adunanza; etimologicamente la voce è dal lat. conciliabulu(m) 'luogo di adunanza', deriv. di conciliare 'riunire insieme'. E veniamo al napoletano dove troveremo numerose voci di cui però molto desuete; vediamole: acchietta, s.vo. f.le antica voce icastica, ma desueta 1 compagnia, brigata, 2 (spregiativamente come nel caso che ci occupa)accozzaglia di individui che si riuniscono a fini fraudolenti; etimologicamente la voce è un deverbale del lat. applicita(m) p. p. di applicare =congiungere, unire con riferimento allo stare insieme ed uniti degli individui che formano la compagnia, brigata,accozzaglia; rammento altresí che il napoletano conserva ed usa ancóra il termine chietta = accoppiata, coppia derivata anch’essa come la voce in esame da applicita(m)→applicta(m)→(ap)plietta→chietta con tipica assimilazione regressiva ct→tt e consuetonormale sviluppo di pl→chj→chi (cfr. ad es.: chino ←plenum, cchiú←plus, chiaja←plaga, chiummo←plumbeum etc.). cumitiva, s.vo. f.le1 gruppo di persone che fanno insieme una gita, un viaggio, un'escursione e sim.: una comitiva di turisti; viaggiare, pranzare in comitiva 2 (spregiativamente come nel caso che ci occupa)associazione di individui poco raccomandabili che si riuniscono a fini ingannevoli o subdoli o dichiaratamente delittuosi, disonesti; 3 (lett.,ma rarissimo) seguito di un personaggio importante. etimologicamente la voce è dal lat. tardo comitiva(m)→cumitiva(m), deriv. di comes -itis 'conte'; propr. '(sèguito) del conte' cungrega, s.vo. f.le antica voce icastica, ma desueta almeno nell’accezione negativa di consorteria 1 congregazione, confraternita religiosa; 2 (spregiativamente come nel caso che ci occupa)accozzaglia di individui che si riuniscono per delinquere spesso nascondendosi sotto mentite spoglie di riunirsi per conseguire onesti fini sociali; spesso ad es. oggidí la voce cungrega è usata riferita ironicamente e spregiativamente a talune cosiddette associazioni onlus i cui componenti fanno le viste di voler soccorrere il prossimo, ma in realtà perseguono utilitaristici ed egoistici fini, lucrando spesso per sovvenzioni pubbliche e confidando su di una impunibilità che lo Stato (per incapacità o neghittosità) concede loro; 3 (ironicamente) accolta di piú persone: ‘na cungrega ‘e cape ‘e pezza(una riunione di monache); voce etimologicamente deverbale del lat. congregare, propr. 'riunire in gregge', comp. di cum 'con' e un deriv. di grex gregis 'gregge'; cricca, s.vo. f.le s. f. antica voce icastica,ancóra viva e vegeta 1(ed è il caso che ci occupa) gruppo di persone che tendono a favorirsi reciprocamente in danno altrui; combriccola, camarilla; 2 (fam.) compagnia di amici: se nn’è gghiuto cu ‘a cricca soja(è andato via con la sua combriccola d’amici) etimologicamente la voce per moltissimi degli addetti ai lavori è d’etimo incerto o addirittura sconosciuto, ma a mio avviso la voce in esame deriva chiaramente dal francese clique→crique→cricca di pari significato; janarizzío, s.vo. m.le antica voce icastica, ma desueta 1 conciliabolo di streghe o di donnacce; 2 (estens.spregiativamente ed ironicamentecome nel caso che ci occupa) Adunanza furtiva e appartata per fini illeciti o misteriosi: ‘nu janarizzio ‘e cungiurate(un conciliabolo di cospiratori); riunione, conversazione appartata e informale: primma ‘e ll’assemblea nce fuje ‘nu janarizzio ‘e cierti prufessureggiuvane ’mmiez’ô curredore(prima dell’assemblea ci fu un conciliabolo di alcuni professorigiovani nel corridoio) del dipartimento. etimologicamente è voce denominale di janara (con l’aggiunta del suffisso izzio adattamento del suff. izio che continua il lat. -ĭcius e -īcius, con la variante -ītius, mantenuti distinti negli esiti di tradizione popolare -eccio e –iccio ed –izio -izzio; suffisso derivativo di aggettivi e nomi di origine latina; modernamente è usato anche per trarre aggettivi da nomi;); la janara è la strega,la megera,ma pure una donna plebea brutta e malefica; etimologicamente pare essere, come penso e reputo, un derivato del nome della dea pagana Diana(m), non manca però chi pensa ad una derivazione da (r)janara forma metatetica di irana/iranara = granata coperta di peli di capra; rocchia, s.vo. f.le antica voce icastica,ancóra viva e vegeta che è esattamente , 1 torma, schiera; 2 stuolo adunata di giovani rumorosi e spesso facinorosi; voce derivante da un basso latino roclja per il classico rotlja = schiera, scuglietta, s.vo. f.le antica voce icastica, ma desueta; esattamente: 1 schiera di bricconi e simili 2 torma, combriccola voce derivata da un latino collecta= raccolta con prostesi della S intensiva partenopea. E adesso con questa aggiunta penso proprio d’avere esaurito l’argomento, soddisfatto l’amico P.G. ed interessato qualche altro dei miei ventiquattro lettori e penso demum di poter dire Satis est. Raffaele Bracale