domenica 7 febbraio 2016

FUGGIRE – SCAPPARE e dintorni.


FUGGIRE – SCAPPARE e dintorni.

 

Anche questa volta faccio sèguito ad  un  quesito rivoltomi dall’amico N.C. (al solito, motivi di riservatezza mi impongono di  riportar solo le iniziali di nome e cognome di chi mi scrive per sollecitar ricerche) occupandomi delle voci italiane in epigrafe, di altri eventuali sinonimi,  voci collegate e delle corrispondenti voci del napoletano.

Cerco di contentare l’amico illustrando quanto segue:

fuggire [ dal lat. Fugĕre] è un verbo sia intransitivo che transitivo; quale intrasitivo si avvale dell’ausiliario essere nei significati di: 1)  Allontanarsi velocemente da un luogo, soprattutto per evitare un danno o pericolo. 2) Uscire da un luogo dove si era rinchiusi, eludendo la vigilanza o sopraffacendo le persone addette alla custodia. 3)  usato per  iperberbole, andare via in fretta e furia. 4) Correre velocemente.

Quale  verbo trasitivo[] è usato  nei significati di: 1) Evitare, scansare. 2) non comune Allontanarsi velocemente da.

Quali sinonimi sono usati: scappare [Denominale del lat. cappa con protesi di una S distrattiva] Darsi alla fuga (in origine liberandosi del mantello [cappa] per paura o per viltà, per evitare un pericolo, una punizione, un danno. 

ed i familiari battersela, darsela a gambe, filarsela tutte voci sulle quali è inutile soffermarsi trattandosi di termini espressivi ben noti di  di origine popolare.

Ben piú numerosi sono i verbi napoletani che rendono quelli dell’epigrafe; ricordo:

Fují [ dal lat. Fugĕre] verbo intransitivo che vale darsi alla fuga per evitare un pericolo, una punizione, un danno e sim.

Alliccià/allaccià );   il verbo alliccià [ denominale di

liccio= s.vo m.le  elemento del telaio che serve ad alzare ed abbassare alternatamente i fili dell'ordito seguendo le   maglie del liccio che sono  fili sottili, generalmente di acciaio, con un occhiello al centro attraverso il quale passano i fili dell'ordito, tesi tra i due liccioli. ( liccio   è dal lat. licium)]  vale in primis a) far passare velocemente i fili dell'ordito attraverso i licci;  b)  con altra valenza:  piegare leggermente in fuori i denti di una sega, alternatamente uno a destra e uno a sinistra, per facilitare il taglio; a noi però, come nel caso che ci occupa  interessa il significato sub a) perché  appunto partendo  dal significato di  movimento veloce, di azione rapida etc. che esso verbo è pervenuto in talune lingue regionali meridionali (come il calabrese, il lucano  ed il siciliano e sembra anche il pugliese) dove nella forma di  adazzare/ri, addazzare/ri, ajazzari  vale: correr via, partire in fretta, camminare velocemente azioni che semanticamente continuano l’originaria azione di far passare velocemente i fili propria  della valenza tecnica del verbo allicciare..

Anche nella parlata napoletana il verbo alliccià, corrotto, nella città bassa, ed attestato nel parlato  poi anche quale allaccià,   è pervenuto nel significato di correr via, partire in fretta, camminare velocemente, solo che per quanto riguarda la morfologia piuttosto che accogliere adazzà/are  o ajazzà/are  si è preferito (dico: poltronescamente)  riferire il  significato di correr via, partire in fretta, camminare velocemente, ad un preesistente verbo assonante sia con  alliccià/are   che con adazzà/are  o ajazzà/are  e cioè con il verbo allaccià  che va da sé non è l’italiano allacciare/à = stringere con lacci; legare insieme(denominale di laccio),verbo che in napoletano si rende con allazzà( denominale di lazzo= laccio), ma è verbo affatto diverso. Nel suo significato primo il verbo napoletano  allaccià/are vale triturare finemente carni(lardo e/o prosciutto o pancetta ) ed è  derivato da un tardo latino parlato *ad+aciare (formato su di un *acia  per il  class. acies= tagli affilati e per metonimia coltelli,orbene: adaciare→ addacciare→allacciare= inferir tagli; ed è solo per   un adattamento popolare di comodo dovuto a somiglianza morfologica ed al rifiuto di adottar voci nuove  che l’allaccià (triturare) napoletano à finito per indicare anche il correr via, il partire in fretta,il  camminare velocemente, quantunque semanticamente  nulla leghi l’azione del triturare con quelle del correr via, partire o camminare rapidamente, ad eccezione di un tenuissimo legame che si potrebbe, con molta buona volontà,  intravedere tra la rapidità del cammino e quella dei colpi inferti sulla carne (lardo, prosciutto etc. ) con un affilato coltello per triturarla.

Un’ ultima notazione: nel napoletano accanto al verbo allazzà/are= allacciare  = stringere con lacci, legare insieme ve ne è un altro omografo ed omofono, ma affatto diverso e di etimo ugualmente diverso; questo secondo allazzà/are significa lanciare (es.: allazzà ‘nu pernacchio (lanciare uno sberleffo)) ed è un  denominale di  lancea→*adlancjare→allazzà  con assimilazione di ncj→ccj→zz; mentre il primo allazzà,  come ò detto, vale stringer con lacci, legare insieme  ed è un denominale di lazzo (che è dal lat. volg. *laceu-m  per il class. laqueus)

Allippà [da un ant. francese lipar] = svignarsela rapidamente, a mo’ di un bastoncino (lippa) colpito con veemenza.

Appalurcià [denominale di paluorcio← greco parolkion]dileguarsi d’improvviso e velocemente, tenendo presente che il palorcio (donde il verbo) è I’ impianto di trasporto costituito da un grosso filo metallico teso tra due punti a diverso livello e assicurato a robusti cavalletti infissi nel terreno, lungo il quale si fanno discendere rapidamente per gravità, appesi a un gancio, legnami, fasci di fieno, ecc..

Sbignà [denominale del lat. Vinea-m con protesi di una S distrattiva] allontanarsi fulmineamente (in origine dalla vigna per sottrarsi al lavoro)

Sfelà  [dal tard. lat. filare con protesi di una S intensiva] a) in primis uscir fuori dai ranghi b)  con altra valenza come nel caso che ci occupa  scappar via velocemente.

sferrà[denominale del lat. . fĕrru-m con protesi di una S distrattiva]  a) in primis togliere i ferri dagli zoccoli di cavalli, muli, asini, ecc. b)  con altra valenza come nel caso che ci occupa  perdere la pazienza , uscir dai gangheri come chi si fósse liberato dei freni/ferri inibitori.

Non mi pare ci sia altro da aggiungere per cui mi fermo qui, sperando d’avere accontentato l’amico N.C. ed interessato qualcun altro  dei miei ventiquattro lettori e  chi  forte dovesse imbattersi in queste paginette. Satis est.

Raffaele Bracale

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